«Esiste un'economia del genocidio ed è collegata alle nostre vite»
Al concerto S.O.S Palestina, il concerto di raccolta fondi per sostenere le attività di Medici senza frontiere che si è tenuto ieri sera all'anfiteatro delle Cascine a Firenze, c’erano anche i lavoratori e le lavoratrici in lotta del collettivo di Fabbrica GKN.
«Il nostro “mai più” che abbiamo pronunciato ai tempi dell’Olocausto si è indebolito, non è più radicale», ha detto Dario Salvetti del collettivo GKN. «Esiste un’economia del genocidio. Se vengono destinati 800 miliardi di euro alla guerra però ti dà fastidio che ci sia una fabbrica come l’ex GKN che può diventare un esempio contagioso. Noi siamo Davide contro Golia, la resistenza palestinese è Davide contro Golia e Golia a un certo punto cade».
Il 9 luglio 2021, senza alcun tipo di preavviso, i quasi 500 lavoratori della multinazionale GKN, specializzata nel settore dell’automotive, nella sede di Campi Bisenzio, vicino Firenze, ricevono un messaggio di posta elettronica certificata con il quale, senza ulteriori spiegazioni, vengono licenziati.
Da quel momento in poi è iniziata una lunga mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dall’occupazione della fabbrica che ha creato una rete di solidarietà sociale e proposto concrete soluzioni alternative alla scelta dell’azienda, come una campagna di azionariato popolare e un piano industriale di riconversione ecologica.
Da subito il collettivo GKN ha riconosciuto la «convergenza» di tutte le lotte, non solo operaie, perché «non esiste una fabbrica salva in una società che crolla». Per questa ragione il collettivo aderirà alla giornata di sciopero per Gaza di lunedì e porterà avanti il flash mob “Urlo per Gaza” nei quartieri di Firenze.
Il 18 ottobre, invece, il collettivo e le persone che lo supportano si riuniranno in un corteo per lanciare un ultimatum alle istituzioni, che continuano a posticipare la partenza della nuova Gkn, basata tra le altre cose sulla riconversione ecologica e la solidarietà della comunità.
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«Il nostro “mai più” che abbiamo pronunciato ai tempi dell’Olocausto si è indebolito, non è più radicale», ha detto Dario Salvetti del collettivo GKN. «Esiste un’economia del genocidio. Se vengono destinati 800 miliardi di euro alla guerra però ti dà fastidio che ci sia una fabbrica come l’ex GKN che può diventare un esempio contagioso. Noi siamo Davide contro Golia, la resistenza palestinese è Davide contro Golia e Golia a un certo punto cade».
Il 9 luglio 2021, senza alcun tipo di preavviso, i quasi 500 lavoratori della multinazionale GKN, specializzata nel settore dell’automotive, nella sede di Campi Bisenzio, vicino Firenze, ricevono un messaggio di posta elettronica certificata con il quale, senza ulteriori spiegazioni, vengono licenziati.
Da quel momento in poi è iniziata una lunga mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dall’occupazione della fabbrica che ha creato una rete di solidarietà sociale e proposto concrete soluzioni alternative alla scelta dell’azienda, come una campagna di azionariato popolare e un piano industriale di riconversione ecologica.
Da subito il collettivo GKN ha riconosciuto la «convergenza» di tutte le lotte, non solo operaie, perché «non esiste una fabbrica salva in una società che crolla». Per questa ragione il collettivo aderirà alla giornata di sciopero per Gaza di lunedì e porterà avanti il flash mob “Urlo per Gaza” nei quartieri di Firenze.
Il 18 ottobre, invece, il collettivo e le persone che lo supportano si riuniranno in un corteo per lanciare un ultimatum alle istituzioni, che continuano a posticipare la partenza della nuova Gkn, basata tra le altre cose sulla riconversione ecologica e la solidarietà della comunità.