Ora a Londra vogliono «imparare a scioperare come gli italiani»
«Dovremmo fare come i francesi»: per mesi, anni, è stato il commento che ha accompagnato le immagini delle manifestazioni di piazza organizzate oltralpe. A un certo punto, poi, abbiamo iniziato realmente a «fare come i francesi» e a «bloccare tutto». E ora i lavoratori e le lavoratrici italiane sono diventati un esempio per tutto il mondo. «Come possiamo seguire l’esempio dell’Italia e organizzare uno sciopero generale?», si legge in un post diffuso dall’account Instagram dell’University and College Workers for Palestine, la rete di rappresentanti sindacali e attivisti presenti nei campus e nei college di tutto il Regno Unito, uniti nel costruire solidarietà con la Palestina e nel contrastare le guerre.
L’organizzazione si sta mobilitando - insieme ad altre associazioni e sindacati - per organizzare una manifestazione nazionale in sostegno al popolo palestinese. Su modello italiano. «Gli scioperi in Italia ci mostrano cosa è possibile quando i lavoratori usano la loro forza collettiva per agire — iniziamo a organizzarci per fare lo stesso anche in Gran Bretagna», si legge nell’appello. L’appuntamento è per un’assemblea pubblica fissata per domani, 11 ottobre, nei pressi dell’Ago di Cleopatra, l’obelisco egizio situato tra il Tamigi e il Victoria Embankment. «Come possiamo resistere alla repressione da parte della polizia e dei tribunali? Come possiamo collegare la lotta contro fascisti e razzisti con l’organizzazione della solidarietà alla Palestina?», sono le domande da cui partono gli attivisti e a cui proveranno a rispondere guardando a quanto successo in Italia, dove in poco più di una settimana sono stati proclamati due scioperi generali di seguito. USB e CGIL hanno chiamato in piazza lavoratori e lavoratrici il 22 settembre e il 3 ottobre: un evento raro, che dimostra l’altissima attenzione su Gaza da parte del pubblico italiano.
Sono milioni, infatti, i cittadini che hanno aderito agli scioperi o sono scesi in piazza in una delle centinaie di manifestazioni organizzate in tutto il Paese, nelle grandi città o nei piccoli centri, per chiedere la fine del genocidio dei palestinesi. La “scintilla” si è riaccesa con il varo della Global Sumud Flotilla, la più grande spedizione umanitaria mai organizzata per rompere il blocco israeliano sulla Striscia e aprire un corridoio permanente per il popolo palestinese. Alla missione hanno preso parte circa 500 persone da 44 Paesi: gli italiani hanno rappresentato il terzo gruppo per numero, dopo turchi e spagnoli. La spedizione è stata intercettata in acque internazionali dall’esercito israeliano e gli attivisti sono stati tutti arrestati e poi rimpatriati, scatenando l’ondata di mobilitazioni le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, diventando un vero e proprio esempio.