«L’Italia continua a spedire materiale militare a Israele»
di Dalia IsmailUn report pubblicato dai Giovani Palestinesi d'Italia, Palestinian Youth Movement, People Embargo for Palestine e The Weapon Watch, in collaborazione con il European Legal Support Center, accusa l’Italia di aver continuato a spedire materiali militari e combustibili a Israele anche dopo il 7 ottobre 2023 e l’accusa di genocidio mossa dal Sudafrica contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia. «In qualità di firmataria delle Convenzioni di Ginevra, del Trattato sul Commercio di Armi (ATT) e della Convenzione sul Genocidio - si ricorda nel report - l'Italia è vincolata legalmente e moralmente a garantire che le proprie esportazioni industriali e statali non favoriscano gravi violazioni del diritto internazionale». Basato su documenti ufficiali e registri di spedizione, il testo documenta invece ben 416 trasferimenti di equipaggiamenti - da componenti per aerei da combattimento, droni e altre apparecchiature tecnologiche ritenute «essenziali per l’offensiva su Gaza» - oltre a 224 chilotonellate di carburante.
«I dati di questo dossier dimostrano in modo inconfutabile che il complesso militare industriale italiano è parte integrante del genocidio in corso a Gaza», si legge nel report - «Nonostante le ripetute rassicurazioni pubbliche del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui l'Italia avrebbe limitato le esportazioni di armamenti verso Israele, questa ricerca rivela una realtà sostanzialmente diversa». Intitolato “Made in Italy, consegnato ad Israele: trasferimenti militari ed energetici italiani che alimentano il genocidio”, il dossier verrà presentato domenica 29 marzo a Roma, alle ore 17.00, all’ex SNIA, in via Prenestina 173.
Alcune delle aziende italiane coinvolte sono già note, come Leonardo: nel dossier vengono documentate circa 150 spedizioni di pezzi aerospaziali verso l’azienda israeliana Elbit Systems, partite da hub strategici in Liguria, Abruzzo, Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna. Il Lazio si confermerebbe un nodo cruciale nella rete di smistamento di materiali bellici, con l'aeroporto di Fiumicino come hub principale per componenti di veicoli militari e droni. Aziende romane come l'Elt Group (specializzata in cybersicurezza) forniscono a Elbit Systems e Israel Aerospace Industries sensori, radar e apparecchi per la guerra elettronica, afferma il report. Da Milano Malpensa, sempre secondo il dossier, transitano componenti aerospaziali, idraulici ed elettrici, polveri metalliche infiammabili, adesivi chimici e forniture per armi e munizioni. «Tali trasferimenti sono stati effettuati tramite trasporto aereo con vettori quali EL AL, ITA Airways, Lufthansa e Challenge Airlines», si legge nel report e «vettori cargo dedicati (Poste Air Cargo, Challenge Air Cargo)».
Il report evidenzia anche il ruolo chiave dei porti marittimi: le spedizioni militari prodotte in Italia sono tracciate soprattutto da Ravenna e Genova, mentre petrolio, greggio e gasolio escono da Taranto e dalla Baia di Santa Panagia. Altri scali importanti per il trasbordo sono Trieste e Gioia Tauro. Le 224mila tonnellate di carburante - si legge nel report - finiscono in raffinerie israeliane come quelle del gruppo Bazan, spesso nascondendo la destinazione con localizzatori disattivati e legate a gruppi petroliferi che riforniscono aviazione e mezzi militari, inclusi carri armati. «Sono inoltre coinvolti vettori marittimi quali Mediterranean Shipping Company (MSC) e ZIM», si legge nel dossier, che chiede di attuare un embargo totale sulle armi nei confronti di Israele, annullando tutti i permessi di esportazione e gli accordi di assistenza tecnica in vigore, sospendendo la fornitura di petrolio e gasolio utilizzati dall'apparato militare israeliano, monitorando con trasparenza i dati su tutte le esportazioni in transito dai porti e aeroporti italiani, e rescindendo il memorandum militare Italia-Israele, il cui rinnovo è previsto ad aprile 2026.