Dopo il primo dossier segnalato da VD poche settimane fa, relativo al corteo del 22 settembre durante lo sciopero generale indetto dall’USB, Sul sito del governo israeliano sono stati pubblicati due nuovi rapporti redatti dal Ministero per gli Affari della Diaspora e per la Lotta all’Antisemitismo, dedicati alle manifestazioni per Gaza organizzate in Italia e in diverse città europee tra l’8 e il 23 ottobre.

I documenti, realizzati con un livello di dettaglio sorprendente, descrivono le mobilitazioni della Rete Napoli per la Palestina, Freedom Flotilla Italia e GPI Italia, indicando per ciascun evento orari, luoghi di concentrazione, coordinate geografiche, livelli di rischio, oltre alle locandine e all’elenco delle pagine social che hanno promosso le iniziative, complete di numeri di follower e interazioni.

Per la manifestazione del 18 ottobre a Napoli, per esempio, viene segnalato il punto di ritrovo in Piazza Garibaldi alle 14:00 e un livello di rischio classificato come “medio”. Il dossier cita anche i profili social di Mezzocannone Occupato, Global Movement To Gaza Campania, K.A.O.S., Collettivo ARGO e Humanity_InFocus, riportandone le statistiche di visibilità. Un’attenzione simile è riservata alle proteste previste nello stesso giorno a Milano (Piazza Gaza, ex Piazza Scala), a Firenze (Piazza Ugo di Toscana) e al nuovo appuntamento del 23 ottobre a Napoli, che vedrà tra gli organizzatori il centro sociale Ex OPG "Je so’ Pazzo", il Movimento Migranti e Rifugiati Napoli, il Collettivo Autorganizzato Universitario e Potere al Popolo.

Il secondo rapporto, invece, fa riferimento alle proteste dell’8 ottobre in solidarietà con la Global Freedom Flotilla, anche questa tenutasi a Napoli e alla quale ha partecipato Potere al Popolo. In questo caso, il Ministero israeliano ha attribuito un livello di rischio “alto”.

“Il documento del Ministero della diaspora di Israele è preoccupante per diversi motivi”, afferma a VD Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potere al Popolo. “Dimostra che Israele tiene sotto stretta sorveglianza organizzazioni politiche, giovanili, sindacali, studentesche che si battono quotidianamente contro il genocidio e ha paura di qualunque forma di dissenso”.

Come già detto, non è la prima volta che il Ministero della diaspora diffonde simili materiali. Nelle scorse settimane VD aveva già documentato la pubblicazione di un rapporto dedicato al corteo del 22 settembre, tenutosi durante lo sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base (USB), anch’esso corredato di dati su partecipanti, percorsi e organizzatori.

Granato sottolinea come la sorveglianza israeliana non si limiti alla raccolta di dati online, ma si inserisca in un contesto più ampio di ingerenza nelle dinamiche di sicurezza europee. “Parlano di ‘alto rischio’ per manifestazioni pubbliche e pacifiche, che vedono la partecipazione di migliaia di cittadine e cittadini”, spiega. “Persone che non fanno altro che esercitare diritti costituzionalmente garantiti: libertà di espressione, libertà di manifestazione. Evidentemente, l’esercizio di queste libertà oggi fa paura a uno Stato che vorrebbe il silenzio”.

Questi nuovi dossier si aggiungono a un insieme più vasto di attività condotte dal governo israeliano in nome della sicurezza e della lotta all’antisemitismo. Tra gli episodi più recenti, la presunta presenza del Mossad a Udine durante la partita tra Italia e Israele, con agenti, posti di blocco e persino cecchini sui tetti per garantire la sicurezza della nazionale israeliana – un’operazione mai confermata ufficialmente dal Quirinale. Ancora, l’attacco dei droni israeliani alle navi della Flotilla, che – secondo un dossier del Global Movement to Gaza – sarebbe stato realizzato “con mezzi operativi trasportati da Israele a Malta e Sicilia”, utilizzando “spazi aerei sovrani di Italia e Malta” e con la “piena conoscenza di due Stati europei, oltre alla collaborazione degli Stati Uniti tramite la base di Sigonella”.

“Ciò che colpisce”, aggiunge Granato, “è l’assordante silenzio delle nostre istituzioni. Quelle stesse istituzioni patriottiche e sovraniste che dovrebbero ergersi a difesa dei cittadini spiati da Israele restano invece zitte, dimostrando la propria sudditanza. Così si rinnega l’importanza dell’esercizio dei diritti democratici garantiti dalla nostra Costituzione”.

È vero che i dossier pubblicati dal governo israeliano si basano in gran parte su informazioni accessibili a chiunque, tratte da pagine pubbliche, locandine e comunicati ufficiali. Ed è altrettanto vero che le manifestazioni sono eventi pubblici, annunciati apertamente e visibili a tutti.
Resta tuttavia significativo il fatto che un governo straniero dedichi tempo e risorse a monitorare sistematicamente piazze italiane, con grande meticolosità e un livello di dettaglio inusuale per un’attività di semplice osservazione.

Un’operazione che solleva - comprensibilmente - interrogativi sulla sovranità nazionale, sulla gestione dei dati relativi ai movimenti e collettivi politici e, più in generale, sul rapporto tra la sicurezza invocata da uno Stato estero e i diritti di partecipazione democratica sanciti dalla Costituzione italiana.