A Pisa dieci vigili del fuoco sono stati raggiunti da una contestazione disciplinare per essersi inginocchiati in ricordo delle vittime di Gaza durante la manifestazione del 22 settembre. Il ministero dell’Interno contesta il gesto perché compiuto in divisa, ritenendolo lesivo dell’imparzialità del pubblico ufficiale: le sanzioni ipotizzate vanno dalla sospensione al licenziamento. «Io e altri vigili del fuoco abbiamo osservato un minuto di silenzio in ginocchio come gesto fatto da portatori di buona volontà dell’Unicef, perché il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco è ambasciatore Unicef», ha dichiarato Claudio Mariotti, coordinatore Usb dei vigili del fuoco.

L’episodio si inserisce in un quadro più ampio di iniziative giudiziarie nei confronti di attivisti e manifestanti che hanno partecipato alle mobilitazioni in sostegno della popolazione palestinese tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Denunce, multe e misure cautelari vengono segnalate in numerose città italiane, in relazione ai cortei e ai blocchi organizzati durante gli scioperi generali autunnali. Le contestazioni riguardano soprattutto i reati di blocco stradale e ferroviario, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento, anche alla luce della nuova fattispecie introdotta dal decreto sicurezza, che ha trasformato il blocco della circolazione da illecito amministrativo a reato penale. «Di fronte a questa ennesima forma di risposta repressiva e screditamento delle grandissime giornate di presa di parola contro il genocidio e l’economia di guerra – scrivono da Torino per Gaza – Invitiamo chiunque abbia ricevuto questo tipo di sanzione a contattarci. Chi lotta non è mai solo e insieme possiamo organizzarci senza lasciare indietro nessuno. In quei giorni le mobilitazioni popolari hanno per la prima volta messo in crisi il governo Meloni, che ora risponde tentando di scoraggiarle in tutti i modi possibili».

Iniziative di coordinamento vengono segnalate anche a Bologna, dove la rete “A pieno regime” discuterà degli effetti del decreto sicurezza all’assemblea nazionale “No Kings” del 24 gennaio. Nel documento di convocazione si parla di un «governo nazionale che fa sul serio per aumentare ad ogni costo il suo potere» e della necessità di «costruire convergenze su nuove pratiche di resistenza e rafforzare reti larghe di auto-tutela che includano giuristi, associazioni, legali, giornalisti, reporter e mediattivisti».

Sul tema è intervenuto anche il deputato di Avs Marco Grimaldi, che ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Centinaia di studenti, cittadini, sindacalisti, giovani e attivisti rischiano un processo per aver partecipato a manifestazioni pacifiche in difesa dei diritti del popolo palestinese - afferma Grimaldi - È inaccettabile che il dissenso venga trattato come un problema di ordine pubblico e represso con strumenti penali». Il quadro più articolato riguarda Torino, dove è in corso l’“Operazione Riot”, che ha portato a 11 misure cautelari e a ulteriori indagini, con la Procura che valuta anche l’ipotesi di associazione per delinquere. A Massa, secondo Usb, sono arrivate 37 denunce e oltre 50 multe per lo sciopero generale del 3 ottobre. «Come ci aspettavamo, in questi giorni ai/alle partecipanti che sono scesi in piazza fra settembre e ottobre, stanno arrivando decine di multe e notifiche di conclusione delle indagini relative alle oceaniche manifestazioni di sostegno al popolo palestinese. Vogliono intimorirci e farci chinare la testa», ha dichiarato il sindacato. A Catania circa dieci attivisti sono sottoposti a obbligo di firma, mentre altri 43 hanno ricevuto sanzioni per un blocco alla stazione; a Taranto risultano indagate 28 persone per blocco ferroviario.