Un sì per la sicurezza sul lavoro
di Samuele MaccoliniLe inchieste della Procura di Milano sui grandi marchi della moda hanno svelato un sistema di produzione basato su una rete di appalti e subappalti che non rispetta i diritti dei lavoratori.
A metà maggio è stata disposta l'amministrazione giudiziaria per Valentino Bags Lab, controllata da Valentino. Prima, nel giro di un anno, aziende legate ai brand Armani, Dior e Alviero Martini avevano subito la stessa sorte. Successivamente le misure erano state revocate in anticipo dato che le tre società coinvolte avevano messo in atto i cambiamenti richiesti per il controllo della filiera di produzione. Nessuna azienda di moda risultava comunque indagata.
Come rompere lo schema? Il quarto quesito dei referendum abrogativi su cui siamo chiamati a votare l'8 e 9 giugno punta a rendere le aziende committenti sempre responsabili, senza esclusioni, così da aumentare la sicurezza sul lavoro e scoraggiare la catena di appalti e subappalti che spesso favorisce lo sfruttamento.
Nello specifico: votando sì si chiede di cancellare un comma del decreto 81 del 2008, il cosiddetto Testo Unico, modificato varie volte fino al testo della legge 215 del 2021, che esclude la responsabilità anche del committente in caso di infortuni subiti da un dipendente della ditta appaltatrice o subappaltatrice nel caso in cui il danno venga subito per “rischi specifici propri delle attività” delle imprese che stanno eseguendo i lavori.
Sempre più spesso i tribunali sono sollecitati a intervenire sui temi che il parlamento evita di trattare: il voto dell'8 e 9 giugno è un'occasione per dare un segnale alla politica.
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A metà maggio è stata disposta l'amministrazione giudiziaria per Valentino Bags Lab, controllata da Valentino. Prima, nel giro di un anno, aziende legate ai brand Armani, Dior e Alviero Martini avevano subito la stessa sorte. Successivamente le misure erano state revocate in anticipo dato che le tre società coinvolte avevano messo in atto i cambiamenti richiesti per il controllo della filiera di produzione. Nessuna azienda di moda risultava comunque indagata.
Come rompere lo schema? Il quarto quesito dei referendum abrogativi su cui siamo chiamati a votare l'8 e 9 giugno punta a rendere le aziende committenti sempre responsabili, senza esclusioni, così da aumentare la sicurezza sul lavoro e scoraggiare la catena di appalti e subappalti che spesso favorisce lo sfruttamento.
Nello specifico: votando sì si chiede di cancellare un comma del decreto 81 del 2008, il cosiddetto Testo Unico, modificato varie volte fino al testo della legge 215 del 2021, che esclude la responsabilità anche del committente in caso di infortuni subiti da un dipendente della ditta appaltatrice o subappaltatrice nel caso in cui il danno venga subito per “rischi specifici propri delle attività” delle imprese che stanno eseguendo i lavori.
Sempre più spesso i tribunali sono sollecitati a intervenire sui temi che il parlamento evita di trattare: il voto dell'8 e 9 giugno è un'occasione per dare un segnale alla politica.