Nella legge di stabilità regionale 2026, la Regione Sicilia ha previsto un contributo a fondo perduto fino a 30mila euro per ogni lavoratore assunto o stabilizzato in modalità agile. Il sostegno al cosiddetto southworking è destinato alle aziende con sede fuori dall’isola – in Italia o all’estero – che decidono di impiegare personale residente in Sicilia. Le risorse complessive ammontano a 54 milioni di euro.

Il contributo viene suddiviso in cinque quote annuali da 6mila euro. I contratti devono infatti prevedere una durata minima di cinque anni e una modalità di lavoro prevalentemente da remoto. Le imprese devono aver assunto nuovi dipendenti o trasformato contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato a partire dal 9 gennaio 2026. I lavoratori, invece, devono risultare residenti in Sicilia al momento della concessione del contributo. È inoltre richiesto che l’attività lavorativa si svolga quasi interamente a distanza: la presenza fisica negli uffici aziendali non può superare il 20% dei giorni lavorativi annui. La gestione delle domande sarà affidata a IRFIS FinSicilia, attraverso una piattaforma online. La procedura sarà “a sportello”, quindi le richieste verranno valutate in ordine di arrivo fino all’esaurimento delle risorse disponibili. L’apertura dei termini è prevista per il 30 giugno 2026.

Secondo il presidente della Regione Renato Schifani, si tratta di una misura «unica nel suo genere per contrastare la “fuga dei cervelli”», che punta a sfruttare le opportunità offerte dal lavoro da remoto per rafforzare il tessuto economico locale. Negli ultimi anni diverse città siciliane hanno investito in infrastrutture digitali e spazi di co-working per intercettare lavoratori da remoto e nomadi digitali.

Non mancano però le perplessità. «Il contributo pubblico va a imprese che decidono, crescono, producono valore altrove», ha osservato Carmelo Traina, tra i promotori del cosiddetto “patto per restare”, stipulato da 60 associazioni siciliane per combattere lo spopolamento. «Il massimo impatto che possiamo attenderci è che il lavoratore spenda in affitto e spesa qui, mentre trasferiamo risorse pubbliche siciliane a imprese non locali. Noi abbiamo una proposta diversa: che crea lavoro qui a partire da bisogni dei nostri territori. Il 29 aprile la presenteremo alla Sala Rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana in un evento pubblico aperto a chiunque».