Cristina Arbini, Paolo Citterio e Nicolò Marchetto sono tre giovani professionisti che hanno lavorato per anni all’estero. Poi, come succede a molti, hanno iniziato a pensare di tornare a casa. Ma si sono scontrati con una domanda semplice e molto diffusa tra chi vive fuori dal Paese: che opportunità ci sono davvero in Italia?

Per rispondere a questa domanda hanno deciso di fondare Pietrotorna: una piattaforma pensata per aiutare gli italiani all’estero a rientrare, selezionando offerte di lavoro di qualità e realmente trasparenti.

«Molti italiani all’estero a un certo punto si chiedono se tornare. Il problema è che spesso quando lo dici ti senti rispondere: ma sei matto? Noi abbiamo voluto creare uno spazio in cui questa domanda possa essere presa sul serio, dove chi vuole rientrare trovi informazioni, opportunità e altre persone che stanno facendo lo stesso percorso», spiega Nicolò.

Pietrotorna è una piattaforma e una community che mette in contatto startup, scaleup e PMI innovative con professionisti italiani con esperienza internazionale che stanno valutando un rientro, ma non sanno più come orientarsi nel mercato del lavoro di oggi.

«In Italia non mancano le aziende interessanti. Spesso manca qualcuno che ne strutturi il racconto all’interno, e una strategia multicanale per far arrivare le storie giuste ai professionisti con le giuste skill», dice Cristina.

L’obiettivo non è quantità ma qualità: non avere migliaia di annunci, ma facilitare incontri professionali, spesso tra aziende che stanno crescendo velocemente e talenti che portano competenze maturate in altri Paesi.

Il sito web raccoglie infatti solo annunci di lavoro che indicano in maniera trasparente la RAL offerta, spesso superiore ai 50mila euro annui. È inoltre presente un sistema di rating interno, che punta a selezionare le aziende considerate più sane. «Selezioniamo le aziende con un Pietro Score di almeno 6,0 su 10, realtà moderne e stimolanti, dove il talento è valorizzato e l’equilibrio tra lavoro e vita privata è al centro», si legge sulla piattaforma.

L’obiettivo del network è anche supportare legalmente i lavoratori e le lavoratrici che vogliono rientrare in Italia e usufruire della normativa e degli sgravi fiscali previsti nell’ambito dei programmi sul rientro dei cervelli.

«Tra i miei amici italiani, il tema del rientro torna spesso nelle conversazioni. Con Pietro vogliamo trasformare queste conversazioni in qualcosa di concreto: informazioni, opportunità e contatti reali», conclude Paolo.

Pietrotorna ospita anche un “Blog del rientro”, dove lavoratori e lavoratrici che sono rientrati in Italia raccontano le proprie storie e si scambiano feedback sulle aziende ed esperienze.

«Pietro, torna indietro!», recita un popolare modo di dire italiano, spesso utilizzato per chiarire che un oggetto prestato deve essere poi restituito al legittimo proprietario. È questo il concetto alla base della piattaforma, che aiuta gli italiani all’estero a tornare a casa, selezionando solo offerte di lavoro «di qualità, pensate per valorizzare i talenti».

«Dopo anni all’estero, abbiamo iniziato a sentire la mancanza dell’Italia: la nostra cultura, le nostre radici», spiegano i fondatori Nicolò Marchetto, Cristina Arbini e Paolo Citterio. «Tornare non era semplice: la reputazione dell’Italia, con salari bassi e culture lavorative rigide, ci preoccupava. Parlando con altri italiani all’estero, ci siamo resi conto che non eravamo soli. Condividevamo un dilemma: il desiderio di tornare in Italia, ma la paura di cosa avremmo trovato».

«Abbiamo quindi approfondito la situazione e scoperto che le cose stanno cambiando: esistono in Italia aziende che prosperano. Imprese che offrono equilibrio tra lavoro e vita privata, percorsi di crescita, lavoro da casa e full-remote. Queste opportunità esistono, ma nessuno ne parla».

Tra il 2011 e il 2023 circa 550mila giovani hanno abbandonato il Paese per trasferirsi all’estero. Un fenomeno che riguarda l’intero territorio nazionale, ma che colpisce soprattutto le regioni meridionali e le aree interne. Il risultato è lo spopolamento delle aree interne e della provincia, territori che già partono con un deficit storico di servizi, infrastrutture e opportunità lavorative e culturali.

Il problema non è la mobilità in sé, né la volontà di fare esperienze formative o professionali altrove. Il nodo centrale è l’incapacità strutturale del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, di trattenere i giovani.

In questo vuoto di politiche efficaci si inseriscono esperienze come quella di Pietrotorna e tante altre che su VD News abbiamo provato a raccontare e incontrare in questi mesi, anche attraverso il tour Ripensare la Provincia, che tra ottobre e novembre scorsi ci ha portati nelle università di quattro province italiane.