«Mi dicevano: al Sud non c’è niente. Così sono tornata e ora aiuto i giovani a restare». Si presenta così Floridiana Ventrella, in un breve video pubblicato sull’homepage di Lavoro al Sud, la piattaforma che ha fondato per mettere in connessione le aziende e i talenti del Mezzogiorno. Una sorta di Linkedin, ma con una caratteristica precisa: le offerte di lavoro sono tutte pubblicate da aziende del Sud Italia. 

L’obiettivo è favorire l’incontro tra domanda e offerta per chi vuole restare nelle proprie Regioni di origine. Ma anche per chi - dopo un periodo trascorso al Nord o all’estero - vuole invece tornare a vivere al Sud. Un percorso simile a quello di Floridiana Ventrella, che nella sua bio online racconta di aver lavorato per anni in una multinazionale del Nord Italia, per poi ritornare a casa, a Foggia, nel 2019 e iniziare a lavorare come Career Coach specializzata nel mercato del Sud Italia. 

Nell’ultimo anno, 134mila studenti e 36mila laureati hanno lasciato il Sud per studiare o lavorare nel Centro-Nord. Una migrazione interna che pesa sulle economie del Mezzogiorno per oltre 4 miliardi di euro l’anno. Tra il 2011 e il 2023, inoltre, circa 550mila giovani hanno abbandonato il Paese per trasferirsi all’estero. Un fenomeno che riguarda l’intero territorio nazionale, ma che colpisce soprattutto le regioni meridionali e le aree interne.

Il risultato è lo spopolamento delle aree interne e della provincia, territori che già partono con un deficit storico di servizi, infrastrutture e opportunità lavorative e culturali. Il problema non è la mobilità in sé, né la volontà di fare esperienze formative o professionali altrove. Il nodo centrale è l’incapacità strutturale del Paese - soprattutto nel Mezzogiorno - di trattenere i giovani.

In questo vuoto di politiche efficaci si inseriscono esperienze come quella di Lavoro al Sud e tante altre che su VD News abbiamo provato a raccontare e incontrare in questi mesi, anche attraverso il tour Ripensare la Provincia, che tra ottobre e novembre scorsi ci ha portati nelle università di quattro province italiane. Quattro incontri per  dialogare con istituzioni, rappresentanti della società civile, aziende e – soprattutto – con i protagonisti del cambiamento generazionale e territoriale: gli studenti delle nuove generazioni, per capire cosa possa spingerci a restare nei piccoli centri.