«Più smart working per risparmiare energia»
Lo smart working sta diventando un elemento chiave delle politiche governative contro la crisi energetica. Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il lavoro agile contribuisce a ridurre significativamente la domanda di carburante per i trasporti. Nelle Filippine e in Pakistan, ad esempio, sono state introdotte settimane lavorative ridotte e incentivi allo smart working per il settore pubblico. In Egitto, la misura è diventata obbligatoria almeno un giorno a settimana per i dipendenti amministrativi, mentre in Vietnam, Malaysia, Thailandia e Sri Lanka i governi hanno incoraggiato massicciamente il lavoro da remoto e l’uso delle videoconferenze. Myanmar e Laos hanno adottato sistemi misti con rotazioni in ufficio e smart working obbligatorio in determinati giorni della settimana.
In Europa, pur senza obblighi, l’Unione Europea ha sollecitato gli Stati membri a incentivare il lavoro agile, insieme a misure come le “domeniche senza auto”, per contenere l’inflazione energetica. Ora anche l’Italia valuta interventi straordinari per affrontare la crisi. Secondo fonti di governo, un possibile “lockdown energetico” potrebbe partire già a maggio, con misure che comprendono limitazioni all’uso dei condizionatori, targhe alterne, riduzioni dell’illuminazione e ricorso esteso allo smart working, sulla base delle disposizioni già adottate durante l’emergenza pandemica tra 2020 e 2022. I settori prioritari, come scuola e sanità, resterebbero esclusi.
Nel frattempo sono state aggiornate le regole sul lavoro agile. La legge annuale sulle Pmi introduce un regime sanzionatorio per le imprese che non rispettano l’obbligo di fornire ai lavoratori un’informativa scritta sui rischi e sulla prevenzione. Le sanzioni possono arrivare fino a 7.500 euro o a un arresto da due a quattro mesi. L’informativa riguarda l’uso dei videoterminali e degli smartphone, l’ambiente domestico di lavoro e la corretta postura. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, lo scorso anno in Italia circa 3,57 milioni di persone hanno lavorato almeno in parte da remoto, con un aumento del 0,6% rispetto all’anno precedente. Il settore pubblico ha registrato la crescita maggiore (+11%), mentre nelle Pmi e microimprese il lavoro agile ha subito un calo, rappresentando solo l’8% del totale.