Non basta più il curriculum: per quasi tre datori di lavoro su quattro i profili social dei candidati sono parte integrante del processo di selezione. È quanto emerge da una ricerca diffusa da Indeed, secondo cui il 73% delle aziende analizza la presenza online per ottenere un quadro più completo della persona oltre alle informazioni formali del CV.

In particolare, il 36,9% dei responsabili delle assunzioni utilizza i social per verificare qualifiche ed esperienze dichiarate, mentre il 27,1% cerca di comprendere meglio personalità e interessi del candidato. Un ulteriore 15,1% li considera utili per valutare la possibile sintonia con cultura e ambiente aziendale.

Dall’indagine emerge inoltre che sette datori di lavoro su dieci dichiarano di aver rinunciato almeno una volta a proseguire una selezione dopo aver visionato contenuti online ritenuti problematici. Tra gli elementi che incidono maggiormente pesa la mancanza di coerenza tra curriculum e profili social, indicata dal 41,2% degli intervistati. Seguono contenuti che suggeriscono scarsa responsabilità civica o sociale (41,8%) e comportamenti giudicati poco professionali (37,3%). La presenza di messaggi offensivi o discriminatori rappresenta invece un fattore critico per il 30,7%.

«I datori di lavoro utilizzano i social per cogliere aspetti più autentici del candidato, ma restano molto attenti ai segnali che possono minare la fiducia», spiega Gianluca Bonacchi, Talent Strategy Advisor della piattaforma. «Per chi cerca lavoro, questo significa che la presenza online è ormai parte integrante del proprio profilo professionale».

I dati, riferiti al contesto italiano, confermano dunque come la reputazione digitale stia assumendo un peso crescente nei processi di assunzione, affiancando le tradizionali valutazioni su competenze ed esperienza.