Assago, i dipendenti Ubisoft protestano contro la cancellazione dello smart working
Prosegue lo sciopero dei dipendenti Ubisoft Milano contro la decisione dell’azienda di eliminare lo smart working e ripristinare il lavoro in presenza cinque giorni su cinque. Per il primo dei 3 giorni di sciopero è stato convocato un presidio davanti alla sede di Assago, dove si sono radunati circa sessanta lavoratori.
Secondo la Fiom Cgil, l’adesione allo sciopero ha raggiunto circa il 90% dei dipendenti. Durante la manifestazione si sono alternati interventi di lavoratrici e lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato, in un confronto incentrato sull’impatto della misura sull’organizzazione del lavoro e sulle prospettive del sito milanese.
Nel corso del presidio c’è stato un dj set di musica techno solidale, con la partecipazione di Kenobit. «Un modo per innovare con creatività i linguaggi della protesta - ci spiega al telefono Andrea Rosafalco, che per la Fiom Cgil sta seguendo la vertenza - parliamo di professionisti seri e appassionati del proprio lavoro. La scelta dell’azienda mette seriamente a rischio i processi produttivi: chiedere ai dipendenti di tornare 5 giorni a settimana in ufficio vuol dire spingerli a trasferirsi a Milano, dove oggi i costi sono insostenibili. Molti lavoratori e lavoratrici vengono da altre Regioni e qui non hanno una rete di sostegno: chiediamo che venga mantenuta la flessibilità per preservare il loro equilibrio vita-lavoro e trattenere i talenti».
Mobilitazioni analoghe si sono svolte in contemporanea anche in altre sedi europee del gruppo, tra cui Francia e Germania. La vertenza resta aperta e la protesta proseguirà anche nei prossimi giorni.
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Secondo la Fiom Cgil, l’adesione allo sciopero ha raggiunto circa il 90% dei dipendenti. Durante la manifestazione si sono alternati interventi di lavoratrici e lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato, in un confronto incentrato sull’impatto della misura sull’organizzazione del lavoro e sulle prospettive del sito milanese.
Nel corso del presidio c’è stato un dj set di musica techno solidale, con la partecipazione di Kenobit. «Un modo per innovare con creatività i linguaggi della protesta - ci spiega al telefono Andrea Rosafalco, che per la Fiom Cgil sta seguendo la vertenza - parliamo di professionisti seri e appassionati del proprio lavoro. La scelta dell’azienda mette seriamente a rischio i processi produttivi: chiedere ai dipendenti di tornare 5 giorni a settimana in ufficio vuol dire spingerli a trasferirsi a Milano, dove oggi i costi sono insostenibili. Molti lavoratori e lavoratrici vengono da altre Regioni e qui non hanno una rete di sostegno: chiediamo che venga mantenuta la flessibilità per preservare il loro equilibrio vita-lavoro e trattenere i talenti».
Mobilitazioni analoghe si sono svolte in contemporanea anche in altre sedi europee del gruppo, tra cui Francia e Germania. La vertenza resta aperta e la protesta proseguirà anche nei prossimi giorni.