I rider che lavorano sotto al sole per 3 euro a consegna
di Davide TragliaNel Lazio è in vigore un’ordinanza caldo che prevede lo stop ai lavori all’aperto tra le 12:30 e le 16 per chi lavora “nel settore agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili e affini, nelle cave (…) nonché nel settore della logistica di piazzale e della consegna di beni per conto altrui”.
L’ordinanza, dunque, imporrebbe alle aziende e a chi, come i rider, lavora in strada per fare consegne a casa di riposarsi. I lavoratori del food delivery, in particolare, vivono una situazione particolarmente critica: molti di loro sono formalmente partite IVA, pur svolgendo un lavoro a tempo pieno. Rinunciare a quelle ore significa perdere una quota consistente di reddito, in un sistema di compensi già molto bassi, di 3-4 euro lordi a consegna, e praticamente privo di tutele.
Abbiamo seguito CGIL e Greenpeace per capire se le aziende rispettano davvero queste fasce orarie oppure se, di fatto, ai lavoratori viene comunque richiesto di lavorare, e per verificare anche come i rider in partita IVA riescano concretamente a conciliare il lavoro con questa ordinanza.
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L’ordinanza, dunque, imporrebbe alle aziende e a chi, come i rider, lavora in strada per fare consegne a casa di riposarsi. I lavoratori del food delivery, in particolare, vivono una situazione particolarmente critica: molti di loro sono formalmente partite IVA, pur svolgendo un lavoro a tempo pieno. Rinunciare a quelle ore significa perdere una quota consistente di reddito, in un sistema di compensi già molto bassi, di 3-4 euro lordi a consegna, e praticamente privo di tutele.
Abbiamo seguito CGIL e Greenpeace per capire se le aziende rispettano davvero queste fasce orarie oppure se, di fatto, ai lavoratori viene comunque richiesto di lavorare, e per verificare anche come i rider in partita IVA riescano concretamente a conciliare il lavoro con questa ordinanza.