Rispetto a quarant’anni fa, è molto più caldo e non è solo una sensazione. Gli scienziati sono ormai convinti che la crisi climatica stia rendendo le ondate di calore più frequenti, intense e durature, con conseguenze potenzialmente disastrose per la salute delle persone. Il caldo estremo è ormai «la nuova normalità», come ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, ma non colpirà tutti allo stesso modo. Un conto è infatti vivere in una casa vicino a un parco, con un sistema di aria condizionata, un altro vivere in  periferia, circondati da cemento e senza condizionatore. Ed è proprio questo aspetto a rendere la lotta alla crisi climatica una questione di classe.

In Francia è questa la consapevolezza che sta alla base di Banlieues Climat, associazione ambientalista che mira a educare all’ecologia gli abitanti dei quartieri popolari. Come spiega uno dei suoi fondatori, Féris Barkat, il tasso di mortalità più alto durante le ondate di calore si registra proprio nei quartieri più poveri. «Quando guardiamo alle conseguenze ambientali, dobbiamo guardare alle persone più fragili e più precarie. Quando guardiamo alle cause, invece, dobbiamo guardare ai più ricchi», ha detto a VD. «Anche su scala globale, i Paesi del Sud del mondo soffrono di più e stanno pagando anche il costo economico ed ecologico della transizione energetica in Europa». Un articolo di Scientific American uscito nel 2022 proponeva di rendere l’accesso all’aria condizionata un diritto umano. «Questa tecnologia, vecchia di 120 anni, è stata considerata un lusso, ma nell'era del cambiamento climatico è diventata una necessità per la sopravvivenza umana», si legge.

Come spiega Barkat: «Da una prospettiva di giustizia sociale, negare l’accesso ai sistemi di raffreddamento rafforza le disuguaglianze esistenti. Le popolazioni vulnerabili — come le famiglie a basso reddito, gli anziani e i lavoratori all’aperto — sono spesso le meno attrezzate per affrontare il caldo estremo, pur essendo le più colpite», dice. «Se una casa è così calda da essere invivibile e pericolosa, possiamo davvero definirla adeguata? Se le persone muoiono perché non possono permettersi di raffreddare l’ambiente in cui vivono, non stiamo forse venendo meno al loro diritto alla vita e alla salute?».

Mentre in molti Paesi europei, tra cui l’Italia, ci si sta attrezzando con rifugi climatici, ovvero luoghi pubblici ad accesso libero e gratuito che offrono ristoro dalle temperature estreme nel periodo estivo, Banlieues Climat prova a fare un passo ulteriore portando i temi dell’ecologia nella vita di tutti i giorni. «In Francia, l’ecologia ha una connotazione negativa. È percepita come un tema da borghesi bianchi, disconnesso dalla realtà della gente», spiega. «Il modo in cui si comunica e si incarna l’ecologia è talmente catastrofico che nessuno vuole occuparsene. Quindi, inizialmente abbiamo fatto molta fatica a coinvolgere i giovani. Ora, grazie alla nostra notorietà, ai nostri viaggi e alla nostra ampia comunità, sono i giovani stessi a chiederci di entrare nel progetto».

Ecologia e lotta alla crisi climatica sono percepite come preoccupazioni “da ricchi”. «Purtroppo, la visione borghese dell’ecologia è ben radicata in Europa», continua Bakart. «L’ecologia è stata definita e rappresentata così male che siamo diventati indispensabili. Eppure, il nostro obiettivo è proprio quello di sparire: se esistiamo è perché il sistema non funziona».