Sempre più uomini si licenziano per fare i papà
Sono stati 18.519 i padri che lo scorso anno, in Italia, hanno lasciato il lavoro con la motivazione di accudimento dei figli: il 21% delle dimissioni totali; un dato in forte crescita rispetto al 2023, quando la percentuale era del 7,1. Questo ha forse contribuito a un lieve decremento delle madri dimissionarie, che sono state comunque più del doppio: 42.237. Il 24% degli abbandoni è avvenuto nella sola Lombardia.
Secondo l'ultima relazione dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, infatti, se le donne si licenziano per la difficoltà di conciliare lavoro e cura dei bambini (che nella maggior parte dei casi è solo uno, sottolineando la mancanza di servizi di supporto), gli uomini si licenziano invece per passare a un'altra azienda.
L'aumento dei padri dimissionari è «il segnale di un ulteriore indebolimento di un Paese che fa fatica», dice Mauro Magatti, professore di Sociologia all'Università Cattolica, a La Repubblica: «e quando subentra un figlio diventa tutto più impegnativo, non si riescono a gestire i tempi: molti lavorano su orari incompatibili con le esigenze dei bambini». Il maggior numero dei dimissionari ha, infatti, figli con meno di tre anni.
Tanti sono operai, sanitari, addetti al commercio, impiegati nella ristorazione: forse percepiscono uno stipendio inferiore a quello delle compagne. Marianna Filandri, sociologa economica all'Università di Torino, sottolinea che «impieghi poco pagati o saltuari non forniscono abbastanza reddito per le spese della cura: si rinuncia a un reddito per bilanciare le spese e svolgere quelle attività – quasi sempre è la donna a farlo, perché ha salari più bassi. Il fatto che oggi alcune possano guadagnare di più, o avere contratti più stabili, può spingere l’uomo a rimanere a casa».
Sempre intervistata da Repubblica, aggiunge: «davanti al bassissimo tasso di natalità, la risposta politica non può essere un bonus». Le fa eco Rita Biancheri, professoressa all'Università di Pisa: «i congedi di paternità sono uno dei modi più importanti per arrivare a una parità effettiva, andrebbero estesi al pari di quelli delle donne. La Francia ha agito su congedi e incentivi, e ha funzionato».