Chi ha un tumore potrà conservare il posto di lavoro. Ma senza stipendio
Ieri è stata approvata una legge che consente ai lavoratori dipendenti con tumore o malattie rare e croniche invalidanti - a cui è stata riconosciuta un’invalidità di almeno il 74% - di conservare il posto di lavoro fino a 24 mesi continuativi o frazionati, la disponibilità di 10 ore l’anno di permesso per visite e analisi in aggiunta a quelle già riconosciute dalla legge e dai contratti collettivi e l’accesso prioritario allo smart working, ma solo al termine del congedo e se “compatibile con le mansioni svolte”.
In particolare, durante questo periodo il posto di lavoro è conservato ma non si ha diritto alla retribuzione né si può svolgere un’altra attività lavorativa. Si sopravvive quindi con la pensione di invalidità. Questo periodo inoltre non è computato nell’anzianità di servizio né ai fini previdenziali, anche se come detto c’è la possibilità di riscattarlo. Non tutti poi hanno la pensione di invalidità, che comunque si aggira a poche centinaia di euro al mese. L’assenza del lavoro, però, seppur conservato, comporterà la rinuncia alla retribuzione, ed è aggravata dall’impossibilità di svolgere anche saltuariamente altre attività. Un elemento che rischia di remare contro la piena tutela dei lavoratori, nonostante la priorità di contrastare il fenomeno dell’abbandono del posto di lavoro per la necessità di curarsi rientri tra le indicazioni contenute nel Piano oncologico nazionale 2023-2027.
I risultati di numerose ricerche hanno mostrato che l’attività lavorativa può contribuire al benessere generale dei pazienti, perché aiuta a mantenere la routine quotidiana, a mantenersi attivi dal punto di vista fisico e mentale, a preservare le relazioni sociali ed evitare l’isolamento. Ma sono necessari altri passi da parte della legge affinché chi si trova a convivere con un’invalidità possa sentirsi pienamente tutelato. «Durante la patologia oncologica vorrei poter aver il diritto di scegliere se lavorare o meno», spiega Laura Marziali, ex paziente oncologica e presidente dell’associazione C’è Tempo OdV. «Nel periodo in cui si sta fermi, la legge com’è adesso non consente di continuare ad allenare le proprie competenze professionali. Lo smart working poi dovrebbe essere previsto fin da subito». Anche se la legge è «un importante corollario al diritto di oblio oncologico» resta solo un punto di partenza. «Come associazione apriremo un osservatorio per capire quali siano le esigenze e raccoglierle», aggiunge Laura Marziali. «Il passo successivo sarà dialogare con le istituzioni».