Il tuo cervello odia lavorare in open space
Se fai fatica a concentrarti in ufficio, potrebbe non dipendere soltanto da motivazione, abitudini o organizzazione personale. Secondo uno studio neuroscientifico, anche l'ambiente di lavoro può influire in modo significativo sul carico mentale richiesto per svolgere le attività quotidiane.
I rumori di fondo, le call dei colleghi con i loro "kick off imperdibili" e le "mandatory da parte del cliente", lo sguardo di chi ti passa dietro mentre scrivi e ti guarda il monitor contro la tua volontà: non è solo una sensazione. Alcuni effetti sono misurabili anche a livello cerebrale.
Uno studio dell'Università Politecnica di Valencia ha monitorato l'attività cerebrale di 26 persone tramite EEG (elettroencefalogramma) mentre svolgevano normali attività lavorative (ascoltare, leggere, scrivere) in due ambienti diversi: un open space e una work pod, una piccola cabina autoportante, insonorizzata e visivamente isolata, una sorta di bolla di concentrazione nel mezzo del caos. Ogni partecipante ha svolto gli stessi identici compiti in entrambi gli ambienti, rendendo il confronto diretto e controllato.
Il risultato? Negli open space l'attività cerebrale aumentava progressivamente nel corso della sessione, segno che il cervello reclutava sempre più risorse per mantenere la concentrazione. Nella work pod, invece, i livelli di attivazione corticale diminuivano nel tempo: il cervello sembrava svolgere gli stessi compiti con un minore dispendio di risorse cognitive. E c'è un dettaglio che fa riflettere: nell'open space le risposte cerebrali variavano molto da persona a persona. Anche chi pensa di essersi abituato al caos potrebbe sostenere un costo cognitivo maggiore, senza rendersene conto.
In altre parole, la capacità di concentrarsi non dipende solo dalle caratteristiche individuali. Anche l'ambiente in cui lavoriamo può influire in modo significativo sull'energia mentale necessaria per portare a termine gli stessi compiti.