Ru-mòre Festival, a Roma il nuovo spazio per il cinema sperimentale e contemporaneo
Ru-mòre è un festival indipendente italiano dedicato al cinema contemporaneo e alla sperimentazione audiovisiva. Nasce con l’obiettivo di superare i confini del linguaggio cinematografico e costruire connessioni tra autori, pubblico e industria. Organizzato da 8 Production, con la direzione artistica di Laura Catalano e Giorgio Calogero e la direzione esecutiva di Silvio Giannini, il festival raccoglie l’eredità del Varco Film Festival e la rilancia con una visione aperta e internazionale.
Al centro della programmazione c’è il cortometraggio sperimentale: una forma libera e ibrida che dialoga con le arti visive, le nuove tecnologie e pratiche contemporanee dell’immagine. Ru-mòre porta sullo schermo opere difficilmente accessibili al grande pubblico, offrendo una selezione ricca e articolata di titoli da tutto il mondo.
Come sottolinea Giorgio Calogero a VD: «Parlare oggi solo di cinema ha senso fino a un certo punto, perché gli artisti non si esprimono più soltanto attraverso i linguaggi canonici, ma allargano i loro orizzonti, sperimentano con le nuove tecnologie, i linguaggi di internet e utilizzano il found footage per costruire nuove narrazioni. Il dialogo si apre a tutte le arti, diventando sempre più specifico e allo stesso tempo più ampio».
Questa tensione verso l’ibridazione si riflette anche nella scelta della sede. Ru-mòre si svolge nel quartiere San Lorenzo, a Roma, trasformando lo spazio urbano in un’estensione del festival: non solo sale cinematografiche, ma un vero e proprio ecosistema creativo. Librerie, gallerie e altri spazi del quartiere ospiteranno showcase di realtà virtuale, installazioni e presentazioni di libri. Come racconta Laura Catalano a VD, «San Lorenzo è un quartiere storico, aperto e inclusivo, pieno di studenti e artisti, dove nascono continuamente iniziative. Inserirsi in questo contesto ha significato entrare in relazione con realtà culturali e sociali già attive sul territorio, che hanno costruito una comunità e ci hanno accolto con grande apertura».
VD sarà media partner del festival, in programma dal 14 al 18 aprile. Per l’occasione, abbiamo rivolto alcune domande agli organizzatori.
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Al centro della programmazione c’è il cortometraggio sperimentale: una forma libera e ibrida che dialoga con le arti visive, le nuove tecnologie e pratiche contemporanee dell’immagine. Ru-mòre porta sullo schermo opere difficilmente accessibili al grande pubblico, offrendo una selezione ricca e articolata di titoli da tutto il mondo.
Come sottolinea Giorgio Calogero a VD: «Parlare oggi solo di cinema ha senso fino a un certo punto, perché gli artisti non si esprimono più soltanto attraverso i linguaggi canonici, ma allargano i loro orizzonti, sperimentano con le nuove tecnologie, i linguaggi di internet e utilizzano il found footage per costruire nuove narrazioni. Il dialogo si apre a tutte le arti, diventando sempre più specifico e allo stesso tempo più ampio».
Questa tensione verso l’ibridazione si riflette anche nella scelta della sede. Ru-mòre si svolge nel quartiere San Lorenzo, a Roma, trasformando lo spazio urbano in un’estensione del festival: non solo sale cinematografiche, ma un vero e proprio ecosistema creativo. Librerie, gallerie e altri spazi del quartiere ospiteranno showcase di realtà virtuale, installazioni e presentazioni di libri. Come racconta Laura Catalano a VD, «San Lorenzo è un quartiere storico, aperto e inclusivo, pieno di studenti e artisti, dove nascono continuamente iniziative. Inserirsi in questo contesto ha significato entrare in relazione con realtà culturali e sociali già attive sul territorio, che hanno costruito una comunità e ci hanno accolto con grande apertura».
VD sarà media partner del festival, in programma dal 14 al 18 aprile. Per l’occasione, abbiamo rivolto alcune domande agli organizzatori.