La censura cinematografica in Italia è stata abolita il 5 aprile del 2021: al suo posto, è stata istituita dal Ministero della Cultura una commissione per la classificazione delle opere, composta da 49 membri tra professionisti del settore, educatori, giuristi e rappresentanti di associazioni a tutela degli animali.

Una decina di giorni prima del suo approdo in sala, la commissione ha stabilito per il film “La più piccola” il divieto ai minori di 14 anni, a causa – scrivono – di «riferimenti sessuali espliciti che, pur non essendo trasformati in immagini pornografiche, sono descritti in modo dettagliato e potrebbero influire negativamente sullo sviluppo emotivo dei minori». A questo si aggiungono gli alert: «sesso, linguaggio, turpiloquio e incitamento all'odio».

Una doccia fredda per la regista Hafsia Herzi, attrice giunta al terzo lungometraggio da autrice – e un bel danno per la Fandango che lo distribuisce: per legge, il film adesso non potrà essere trasmesso in TV prima delle 22:30 e dopo le 7:00. La Fandango ha annunciato che farà ricorso: «censurare il film dimostra l'arretratezza del nostro Paese quando si tratta il tema dell'educazione sessuoaffettiva. Il cinema è universale, deve saper parlare a tutte e tutti, affrontare ogni tematica senza tabù, senza forme di censura preventiva».

La pellicola infatti – basata sul libro omonimo e autobiografico di Fatima Daas, sempre pubblicato da Fandango – racconta l'educazione (scolastica, religiosa e sentimentale) di una ragazza lesbica, musulmana praticante, francese di origini algerine, cresciuta nella banlieue intorno a Parigi, che gioca a calcio e si iscrive a Filosofia.

Passato dal Festival di Cannes lo scorso maggio (dove ha vinto la Palma per l'interpretazione della protagonista Nadia Melliti), il film «è stato visto in tutto il mondo», dice la regista: «durante il tour internazionale, durato un anno, non mi sono mai trovata di fronte a osservazioni di questo tipo», e definisce l'opera «un racconto che invita alla tolleranza, alla discussione, all'amore – non all'odio». E aggiunge: «è ingiusto che sia stato definito volgare».