Val Kilmer tornerà al cinema. O almeno, una sua versione. A circa un anno dalla sua morte, l’attore sarà “presente” nel film “As Deep As the Grave” grazie all’intelligenza artificiale. Non aveva girato neanche una scena: troppo debilitato dal tumore alla gola che negli ultimi anni gli aveva compromesso anche la voce. Eppure oggi il regista Coerte Voorhees sta ricostruendo il suo volto, il suo corpo e persino la sua voce, utilizzando materiali d’archivio e tecnologie di AI generativa, con il consenso della famiglia. «Era l’attore che volevo per questo ruolo», ha dichiarato Voorhees a Variety. «Nonostante qualcuno possa considerarlo controverso, è quello che Val voleva».

Il film, tratto da una storia vera, racconterà gli scavi archeologici nel Sud-Ovest degli Stati Uniti negli anni ’20 e il rapporto con il popolo Navajo. Kilmer interpreterà Padre Fintan, un sacerdote cattolico e spiritualista nativo americano: un ruolo pensato su misura per lui, anche per il suo impegno sui diritti dei nativi. Secondo The Guardian, l’attore «apparirà in una parte significativa del film», grazie a immagini raccolte nel corso della sua vita, rielaborate per ricostruirne diverse età e fasi.

Ma non è la prima volta che accade. Negli ultimi anni abbiamo visto Peter Cushing tornare sullo schermo in “Rogue One”, o attori come Matthew McConaughey e Michael Caine autorizzare la creazione di versioni digitali delle loro voci. E fuori dal cinema, esistono già piattaforme che promettono di “far parlare” i morti, ricreando conversazioni con parenti scomparsi. La domanda, allora, non è più se si può fare, ma fino a dove vogliamo arrivare.