«Abbiamo vinto il David, ma siamo pieni di debiti»
È finita all'1:37 di notte la cerimonia di consegna dei 71esimi David di Donatello – i premi dell'Accademia del Cinema Italiano (da non definire «i nostri Oscar»), che sono stati condotti da un Flavio Insinna a briglia sciolta che aveva promesso, 224 minuti prima, che sarebbe stato breve.
Eppure la cerimonia rischiava proprio di saltare: qualche settimana fa infatti il Coordinamento Autori e Autrici denunciava lo sbilanciamento del riparto del Fondo Cinema 2026, che «taglia i finanziamenti destinati ai film italiani e raddoppia i fondi per il tax credit riservati alle produzioni straniere». Il movimento #siamoaititolidicoda, allora, aveva chiesto di boicottare la serata di premiazione – ma alla fine ci si è limitati a un appello unitario letto al Quirinale, e alla richiesta per i vincitori di dire al microfono «non c'è Italia senza cinema».
La frase è rimbalzata più volte, ma c'è chi si è spinto oltre: Matilda De Angelis, miglior attrice non protagonista per “Fuori”, ha parlato di un «impoverimento culturale importante» del nostro Paese e dell'umiliazione «di un'intera categoria»; Ilaria de Laurentiis – autrice del miglior documentario insieme a Raffaele Brunetti e Andrea Paolo Massara – a proposito di povertà ha detto «dopo tanto successo siamo senza una lira e pieni di debiti».
E poi i riferimenti alla Striscia di Gaza, alla missione umanitaria della Flotilla, al genocidio dei palestinesi non solo col David al miglior cortometraggio (“Everyday in Gaza” di Omar Rammal), ma anche con le parole e i simboli – come la kefiah indossata da Pierpaolo Capovilla, candidato come miglior attore ne “Le città di pianura”.
Proprio l'opera seconda di Francesco Sossai ha fatto incetta di premi: miglior film, regia, produzione, sceneggiatura originale, attore protagonista (Sergio Romano), miglior casting, canzone originale e montaggio. “Primavera” di Damiano Michieletto si è fermato a quota 4 (costumi, acconciature, colonna sonora e suono), “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini a 3 (sceneggiatura non originale, trucco e David Giovani), come “La città proibita” di Gabriele Mainetti (fotografia, scenografia ed effetti visivi).