I (pochi) momenti politici degli Oscar 2026
Quasi dieci anni dopo l'epico errore per cui “La La Land” perse l'Oscar al miglior film contro “Moonlight”, Jimmy Kimmel è tornato sul palco degli Academy Awards per presentare i premi ai due documentari – il corto e il lungometraggio – ma, siccome nel frattempo è stato anche vittima della chiusura del suo late-show per le ingerenze di Donald Trump, ha trascinato con sé gli unici momenti politici della cerimonia.
«Sarà furioso perché non c'è la moglie» esordisce aprendo una delle buste, riferendosi al documentario “su” Melania; poi annuncia il primo vincitore della statuetta: “All the empty rooms”, cortometraggio di Netflix sulle camerette rimaste vuote, ma intatte, delle vittime delle sparatorie scolastiche. «Le armi sono la prima causa di morte tra i ragazzi e i bambini» dice la madre di una di loro – Jackie, 9 anni, uccisa a Uvalde: «se il mondo vedesse queste stanze vuote, sarebbe un'America diversa».
Il miglior lungometraggio è invece “Mr. Nobody against Putin”, co-produzione danese sull'insegnante di una scuola russa, Pavel Talankin, che fra il 2022 e il 2024 ha cercato di contrastare la falsa propaganda sull'invasione dell'Ucraina, almeno in aula: «è un film su come si perde il proprio Paese» ha dichiarato David Borenstein ritirando il premio; «quando il governo uccide le persone per le strade, quando gli oligarchi prendono il controllo dei media, e noi non facciamo niente, siamo complici».
Per il resto, i messaggi politici si sono dovuti affidare a qualche slogan stampato sulle spille indossate dai presentatori e dai candidati: quella di Malgosia Turzanska, costumista di “Hamnet”, dice “Ice out”; quella di Saja Kilani, insieme a tutta la delegazione de “La voce di Hind Rajab”, chiede un cessate il fuoco permanente; quella di Javier Bardem, che grida anche «Palestina libera» prima di annunciare l'Oscar al miglior film internazionale, dice “no alla guerra”.