Con 16 nomination, “Le città di pianura” di Francesco Sossai stacca “La grazia” di Paolo Sorrentino (che si “ferma” a 14) e “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini (13), imponendosi come favorito ai prossimi David di Donatello. La cerimonia di premiazione dei maggiori premi del cinema italiano è programmata per il 6 maggio: il “piccolo” film indipendente di Sossai fa incetta di candidature anche dopo il successo al botteghino – 1,36 milioni di euro, in circa due mesi di programmazione nelle sale; oggi, invece, è disponibile su MUBI. 

Presentato a Cannes lo scorso maggio, l’on-the-road alcolico racconta il pellegrinaggio di due cinquantenni (Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla, entrambi nella cinquina del Miglior Attore) nel profondo Veneto: alla perenne ricerca “dell’ultima” – ossia il bicchiere della staffa – trascinano Filippo Scotti, giovane studente di Architettura. Nel cast anche Andrea Pennacchi (candidato come Miglior Attore non Protagonista insieme a Roberto Citran).

I nomi e i numeri del film di Sossai sono l’unico sussulto di un’edizione copia-e-incolla della precedente (non per la conduzione, che passa a Flavio Insinna e Bianca Balti); ben tre attrici ottengono la doppia nomination (Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino e Barbara Ronchi), tutte e tre hanno già vinto in passato e tutte e tre erano già state candidate l’anno scorso. Torna Tecla Insolia (anche lei da vincitrice) mentre, tra i maschi, il Citran di cui prima e Francesco Gheghi – che passa dagli attori protagonisti a quelli di supporto per “40 secondi”.

Anche la categoria del miglior esordio alla regia, come ormai succede spesso, non vede nomi del tutto nuovi: per di qui sono passati Neri Marcorè, Michele Riodino, Giuseppe Fiorello, Micaela Ramazzotti, Jasmine Trinca… Oltre a Ludovica Rampoldi (miglior sceneggiatrice nel 2020 per “Il traditore”), quest'anno ci sono le attrici Alissa Jung e Greta Scarano: in totale, quattro donne e un uomo – caso più unico che raro, e infatti dopo il David alla prima regista, Maura Delpero, per “Vermiglio”, siamo subito tornati all’abitudine di avere una cinquina di maschi.