Global march to Gaza, 50 km a piedi per consegnare aiuti umanitari ai palestinesi
Migliaia di attivisti, medici, artisti e cittadini provenienti da 54 Paesi si incontreranno domani 12 giugno al Cairo e marceranno per 50 chilometri, fino al valico di Rafah, al confine con la Striscia di Gaza. L’obiettivo della Global March to Gaza è rompere pacificamente il blocco totale imposto da Israele su tutti gli aiuti umanitari. Da oltre 3 mesi, infatti, migliaia di camion dell’Onu pieni di beni di prima necessità per i palestinesi sono bloccati alla frontiera.
«Si tratta di una missione nata spontaneamente di fronte a un’emergenza umanitaria rispetto a cui non era più possibile restare immobili – racconta a Il Manifesto Hicham El Ghaoui, medico francese tra i promotori dell’iniziativa - Sono stato a Gaza tre volte, lavorando nei reparti di emergenza di diversi ospedali. Ogni missione era più difficile della precedente e, quando sei settimane fa mi hanno proposto di tornare, per la prima volta mi sono chiesto se avrebbe avuto un senso. A Gaza non ci è più permesso fare nulla, lavorare adeguatamente non è più possibile, aiutare la popolazione è quasi impossibile, manca tutto. Così mi sono chiesto: esiste un’altra soluzione?». La risposta è arrivata con l’idea della marcia.
Gli organizzatori sottolineano che non intendono entrare a Gaza da soli: rimarranno al confine per negoziare l’accesso con le autorità egiziane, in coordinamento con ONG, diplomatici e organizzazioni umanitarie, e doneranno circa 300 tende ai palestinesi sfollati. L’Italia sarà parte integrante della missione con una delegazione che raccoglie donne e uomini da tutto il Paese. Antonella Chiodo, rappresentante italiana nella coalizione internazionale, sottolinea a Il Manifesto: «La società civile è stata obbligata ad aprire gli occhi di fronte a immagini raccapriccianti di bambini lasciati morire di fame, famiglie distrutte, operatori umanitari uccisi. Questa popolazione in gabbia da decenni ci ha obbligato a fare una scelta, mettersi in gioco. Questo chiede la Global March to Gaza».
Gli attivisti, che hanno firmato una dichiarazione congiunta con Freedom Flotilla e Sumud, invitano chiunque a partecipare, a patto di rispettare il manifesto etico della missione: agire pacificamente, rispettando l’Egitto e la sua sovranità.
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«Si tratta di una missione nata spontaneamente di fronte a un’emergenza umanitaria rispetto a cui non era più possibile restare immobili – racconta a Il Manifesto Hicham El Ghaoui, medico francese tra i promotori dell’iniziativa - Sono stato a Gaza tre volte, lavorando nei reparti di emergenza di diversi ospedali. Ogni missione era più difficile della precedente e, quando sei settimane fa mi hanno proposto di tornare, per la prima volta mi sono chiesto se avrebbe avuto un senso. A Gaza non ci è più permesso fare nulla, lavorare adeguatamente non è più possibile, aiutare la popolazione è quasi impossibile, manca tutto. Così mi sono chiesto: esiste un’altra soluzione?». La risposta è arrivata con l’idea della marcia.
Gli organizzatori sottolineano che non intendono entrare a Gaza da soli: rimarranno al confine per negoziare l’accesso con le autorità egiziane, in coordinamento con ONG, diplomatici e organizzazioni umanitarie, e doneranno circa 300 tende ai palestinesi sfollati. L’Italia sarà parte integrante della missione con una delegazione che raccoglie donne e uomini da tutto il Paese. Antonella Chiodo, rappresentante italiana nella coalizione internazionale, sottolinea a Il Manifesto: «La società civile è stata obbligata ad aprire gli occhi di fronte a immagini raccapriccianti di bambini lasciati morire di fame, famiglie distrutte, operatori umanitari uccisi. Questa popolazione in gabbia da decenni ci ha obbligato a fare una scelta, mettersi in gioco. Questo chiede la Global March to Gaza».
Gli attivisti, che hanno firmato una dichiarazione congiunta con Freedom Flotilla e Sumud, invitano chiunque a partecipare, a patto di rispettare il manifesto etico della missione: agire pacificamente, rispettando l’Egitto e la sua sovranità.