I soldati israeliani lanciano gas lacrimogeni contro i bambini palestinesi
Le immagini arrivano dal villaggio di Umm al-Khair, vicino a Hebron, in quello che doveva essere il primo giorno di ritorno alle lezioni in presenza per i piccoli studenti. Funzionari scolastici locali e residenti affermano che una cinquantina di bambini non possono ancora frequentare le lezioni poiché la strada principale rimane chiusa
È solo l’ultimo di una lunga serie di soprusi a cui quotidianamente soldati e coloni israeliani sottopongono le popolazioni palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Territori che il sionismo considera parte della “Grande Israele”, il progetto colonialista di matrice biblica che sfida il diritto internazionale. Il tema è stato raccontato nell’ultimo numero de L’Espresso, la cui copertina sta diventando un piccolo caso diplomatico e ha fatto “arrabbiare” l’ambasciatore israeliano a Roma.
Cisgiordania, soldati israeliani lanciano gas lacrimogeni contro bambini diretti a scuola
Il progetto di annessione coloniale in Cisgiordania e il genocidio in corso a Gaza non incontrano una reale e ferma condanna della comunità politica internazionale, ma solo voci isolate di protesta (l’ultima del cancelliere tedesco Merz, a cui ha replicato duramente il ministro delle Finanze di Tel Aviv, Smotrich).
La società civile sembra muoversi invece in una direzione opposta: nei giorni scorsi la petizione promossa per obbligare l'Unione Europea a ridiscutere l'accordo di associazione con Israele ha raggiunto il milione di firme. Quasi 240mila sono arrivate dall’Italia, seconda solo alla Francia per numero di sostenitori. Ora la Commissione europea sarà obbligata a esaminare la petizione e discutere gli accordi economici con Israele. Nel frattempo la raccolta firme è ancora attiva.