Il prezzo del dissenso. Così Pizzaballa è diventato un bersaglio
La polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa e a monsignor Francesco Ielpo l’accesso alla basilica del Santo Sepolcro, dove avrebbero dovuto presiedere la celebrazione liturgica per la Domenica delle Palme. Le autorità hanno motivato lo stop con ragioni di sicurezza legate alla guerra in Iran, ma la decisione ha suscitato proteste in Italia e in altri Paesi. Nella serata di ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha disposto l’immediato ripristino dell’accesso al luogo per il cardinale.
Il Patriarca dei Latini Pierbattista Pizzaballa è una figura chiave per il cristianesimo in Asia occidentale: ha promosso una rete capillare di sostegno ai cristiani di Gaza e della Cisgiordania, estendendola all’intera popolazione provata dalla crisi, e in più occasioni è riuscito personalmente a far arrivare aiuti umanitari nella Striscia. Il cardinale ha più volte manifestato vicinanza al popolo palestinese, anche attraverso gesti simbolici come l’uso della kefiah.
Nell’ottobre scorso, dopo i ripetuti assalti dei coloni contro villaggi cristiani della Cisgiordania, ha denunciato pubblicamente l’escalation di violenze, recandosi anche di persona nel villaggio cristiano di Taybeh per testimoniare vicinanza alle comunità colpite da razzie e incendi. Ha preso anche una posizione netta sul cosiddetto Board of Peace e sul piano di ricostruzione di Gaza sostenuto dal presidente USA Donald Trump, definito «un'operazione colonialista senza i palestinesi». In diverse occasioni ha inoltre sottolineato come una prospettiva di pace passi necessariamente da un ricambio delle leadership, con un riferimento implicito sia al governo di Benjamin Netanyahu sia ai vertici di Hamas.
Il suo profilo si è intrecciato a lungo con quello di Papa Francesco, con cui ha condiviso una particolare attenzione per Gaza e per le sofferenze delle comunità locali. Non a caso, lo scorso aprile, il nome di Pizzaballa è stato spesso indicato tra i possibili candidati alla successione al soglio pontificio. Le sue prese di posizione critiche nei confronti delle violenze a Gaza hanno progressivamente irritato il governo e la diplomazia israeliana, fino all’episodio di ieri.
La premier Giorgia Meloni ha definito l’episodio del Santo Sepolcro un’«offesa», mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano a Roma. Papa Leone XIV, appena rientrato dal viaggio nel Principato di Monaco, durante l’omelia in piazza San Pietro ha espresso vicinanza «con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi». In serata il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha disposto l’immediato ripristino dell’accesso per il cardinale e, nella mattinata di lunedì, il Patriarcato ha comunicato che «le questioni relative alla Settimana Santa e alle celebrazioni pasquali nella Basilica del Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti» e che «d’intesa con la polizia israeliana, è stato garantito l’accesso ai rappresentanti delle Chiese al fine di celebrare le liturgie e le cerimonie e di preservare le antiche tradizioni pasquali».
Nativo della provincia di Bergamo e a Gerusalemme dal 1990, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha costruito negli anni un ruolo di primo piano nella vita della Chiesa in Terrasanta. Dopo la nomina a cardinale nell’ottobre 2023, si era offerto come ostaggio al posto dei bambini nelle mani di Hamas, gesto che gli era valso anche qualche critica nella comunità cristiana palestinese. Dalla fine del 2023 ha criticato più volte l’offensiva israeliana su Gaza, parlando di «sproporzione» della risposta. Le sue prese di posizione nei confronti della guerra e delle violenze a Gaza hanno progressivamente irritato il governo e la diplomazia israeliana, fino all’episodio di ieri.
Il rapporto con Papa Francesco rimane un punto centrale dell’esperienza di Pizzaballa. Il Pontefice aveva sviluppato un profilo apertamente “movimentista”, caratterizzato da interventi diretti sulle crisi internazionali, da una critica alle distorsioni della globalizzazione e alle disuguaglianze prodotte dai sistemi economici internazionali. Il confronto tra l’approccio diretto e politicamente esplicito di Francesco e quello più prudente e istituzionale del suo successore Leone XIV evidenzia come oggi il Vaticano adotti una linea più cauta sul piano geopolitico, pur mantenendo l’attenzione sulle sofferenze delle comunità più vulnerabili in Medio Oriente.