Nessuna sospensione, neanche parziale, dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele. È l’esito del Consiglio Affari Esteri riunito ieri: la proposta sostenuta da diversi Paesi membri – e da un milione di cittadini firmatari di una petizione – non ha trovato l’unanimità necessaria per andare avanti.

A bloccare l’iniziativa sono stati, tra gli altri, Italia e Germania, che si sono opposte all’ipotesi di interrompere o rivedere l’intesa con Tel Aviv, nonostante le politiche genocidiarie del governo Netanyahu. «Io credo che sia meglio sanzionare individualmente i responsabili, penso ai coloni violenti, o incrementare le sanzioni», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Una linea condivisa da Berlino.

Dall’altra parte, un gruppo di governi guidato dalla Spagna spingeva per un segnale politico più netto. «Oggi ci giochiamo la credibilità. Dobbiamo parlare ad una sola voce. Dobbiamo dire chiaramente a Israele che deve cambiare», ha dichiarato il ministro spagnolo José Manuel Albares.

Il mancato accordo riflette una divisione ormai consolidata all’interno dell’Unione europea sul rapporto con Israele, che rende difficile adottare decisioni condivise su dossier che richiedono l’unanimità. «Non c’è stato sostegno da parte degli Stati», ha ammesso l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, precisando che «la discussione continuerà», a partire dalla prossima riunione dei ministri degli Esteri del prossimo 11 maggio.

La posizione italiana assume un peso particolare anche alla luce di una decisione recente del governo. Nei giorni scorsi, infatti, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni aveva annunciato la sospensione del rinnovo automatico del memorandum sulla difesa con Israele, presentata come un segnale politico. Una scelta che, tuttavia, riguarda un accordo bilaterale considerato da più parti formale e di portata limitata.

Alla prova dei fatti, sul tavolo europeo – dove si definiscono le misure più rilevanti – Roma ha mantenuto una linea opposta, contribuendo a bloccare qualsiasi iniziativa di sospensione dell’accordo con Israele. Un contrasto che rafforza l’idea di una mossa elettorale, più che sostanziale sul piano nazionale.