L’Irlanda si prepara a diventare il primo Paese dell’Unione europea a vietare l’importazione di beni provenienti dagli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. La Camera del Parlamento di Dublino ha approvato martedì 7 luglio il provvedimento: per l’entrata in vigore manca soltanto il passaggio al Senato, ma l’esecutivo punta a chiudere l’iter prima della pausa estiva dei lavori parlamentari.

La legge, presentata già nel 2025 da un governo di centrodestra, introduce un divieto che finora nessun altro Stato membro aveva applicato in forma così netta. Anche la Spagna ha adottato misure restrittive nei confronti delle importazioni dagli insediamenti, ma senza arrivare a un blocco totale.

Sul piano economico, l’impatto della misura sarà probabilmente contenuto. Il peso della decisione è quindi soprattutto politico e simbolico: Dublino intende tradurre in una scelta nazionale il principio espresso nel luglio 2024 dalla Corte internazionale di giustizia, secondo cui gli Stati devono evitare rapporti economici che contribuiscano al mantenimento della situazione derivante dall’occupazione israeliana dei territori palestinesi.

La norma riguarderà esclusivamente i beni destinati alla vendita e non gli oggetti trasportati dai viaggiatori nel proprio bagaglio per uso personale. Per individuare i prodotti interessati, il governo farà riferimento ai criteri già utilizzati dall’Unione europea per distinguere le merci provenienti dagli insediamenti, in particolare attraverso i codici postali.

Durante il dibattito parlamentare, però, non sono mancate le critiche. Le forze della sinistra hanno chiesto una definizione più esplicita di “insediamento illegale” all’interno della legge, per evitare dubbi interpretativi, e hanno contestato il fatto che il divieto si limiti ai beni materiali senza estendersi a servizi come turismo, tecnologia e finanza, settori economicamente più rilevanti. Gli emendamenti proposti sono stati respinti.

La decisione si inserisce in una linea politica che negli ultimi anni ha portato Dublino ad assumere posizioni particolarmente dure nei confronti delle politiche israeliane nei territori palestinesi. Nel 2024 l’Irlanda ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina; nel 2025 ha inoltre aderito all’iniziativa del Sudafrica davanti alla Corte internazionale di giustizia contro Israele, nell’ambito del procedimento sulle accuse di genocidio a Gaza.