Dieci Paesi hanno deciso di vietare l'ingresso sul proprio territorio ai ministri israeliani di estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. La lista comprende Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Belgio, Irlanda e Francia.

Le misure rappresentano un’importante presa di posizione nei confronti dei due esponenti dell'ala più radicale del governo israeliano. Smotrich, ministro delle Finanze, e Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, sono da tempo al centro delle critiche internazionali per le loro posizioni sul genocidio a Gaza e sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania. «Nel nostro rapporto “Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica” abbiamo documentato e fornito prove della complicità e del sostegno del Governo israeliano ai crimini e alle violazioni del diritto internazionale commesse dai coloni e dalla forze armate israeliane nel Territorio palestinese occupato. Chiediamo con forza sanzioni contro l’intero esecutivo israeliano da parte dell’Italia e dell’Unione europea. Cos’altro deve fare Israele per essere sanzionato?», dice l’ong Mediterranea.

A pesare sul caso di Ben Gvir anche l'episodio legato alla Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza. Il ministro israeliano aveva diffuso un video che mostrava il trattamento riservato ad alcuni attivisti fermati durante l'operazione, suscitando reazioni e condanne da parte di diversi governi europei. Francia e altri Paesi hanno richiamato proprio quell'episodio tra gli elementi alla base delle restrizioni adottate nei suoi confronti.

Le decisioni dei dieci Paesi non comportano una rottura dei rapporti diplomatici con Israele, ma rappresentano un atto politico senza precedenti nei confronti di due ministri in carica. Il caso si inserisce nel più ampio confronto internazionale sulle responsabilità politiche del genocidio a Gaza e sul ruolo dei rappresentanti dell'esecutivo Netanyahu.