Ben Gvir mostra al mondo il volto del «fascismo ebraico»
Il video del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir mentre deride gli attivisti della Global Sumud Flotilla – ammanettati, bendati e costretti in ginocchio nel porto di Ashdod dopo essere stati intercettati in acque internazionali mentre tentavano di raggiungere Gaza con aiuti umanitari – ha suscitato indignazione e dure reazioni a livello internazionale. A prendere posizione è stato anche il governo italiano, solitamente accondiscendente nei confronti dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. Critiche sono emerse anche all’interno dello stesso governo israeliano. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha preso pubblicamente le distanze da Ben Gvir con un post su X.
Per chi conosce la storia politica e le posizioni di Ben Gvir, tuttavia, queste prese di distanza appaiono tardive. Il ministro della Sicurezza nazionale è infatti uno degli esponenti più radicali dell’attuale governo Netanyahu, il più spostato a destra nella storia di Israele. Il suo incarico gli conferisce poteri molto ampi, inclusa la supervisione della polizia e delle forze di frontiera operative tra Israele e Cisgiordania. Per anni Ben Gvir è rimasto ai margini della politica istituzionale, giudicato troppo estremista persino da una parte della destra israeliana. La sua ascesa è iniziata nel 2022, quando il suo partito, Potere Ebraico, è diventato uno dei principali alleati di Netanyahu nella coalizione di governo, insieme al Partito Sionista Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Come ha scritto la sociologa franco-israeliana Eva Illouz su Le Monde: «la terza forza politica in Israele rappresenta ciò che si è nettamente obbligati a chiamare, a malincuore, un “fascismo ebraico”».
Ben Gvir è noto per dichiarazioni apertamente razziste e ostili nei confronti di arabi e musulmani, oltre che per un passato legato a movimenti dell’estrema destra israeliana successivamente classificati come organizzazioni terroristiche. Vive a Kiryat Arba, colonia israeliana in Cisgiordania nei pressi di Hebron, considerata illegale dal diritto internazionale. Nel corso degli anni ha negato l’esistenza di un’identità nazionale palestinese e sostenuto l’annessione sia della Cisgiordania sia della Striscia di Gaza a un più ampio Stato ebraico. In questa prospettiva, ai palestinesi resterebbe la scelta tra accettare integralmente la legislazione israeliana o lasciare i territori. Durante la guerra a Gaza è stato tra i sostenitori più intransigenti dell’offensiva militare israeliana e delle politiche genocidiarie. Il 30 marzo il parlamento israeliano ha inoltre approvato una proposta di legge sostenuta da Ben Gvir che introduce la pena di morte per impiccagione nei confronti dei palestinesi condannati per atti di terrorismo che abbiano causato almeno una vittima.