Roma per Gaza. «Non possiamo giocare a calcio con chi sta compiendo un genocidio»

Oggi Roma è stata attraversata da una manifestazione imponente contro il genocidio a Gaza e per lo stop delle armi a Israele. Un corteo di oltre 100mila persone ha invaso la città, percorrendo più di quindici chilometri. Il corteo ha sottolineato la necessità di porre fine al genocidio a Gaza, di bloccare l’invio di armi a Israele e di fare pressione in ogni modo.

Anche sportivamente, escludendo Israele dalle competizioni internazionali. Non un caso: il 14 ottobre a Udine è in programma la partita Italia–Israele, e già da settimane la questione è diventata centrale nel dibattito pubblico.
Gli allenatori sono stati i primi a muoversi. L’Associazione Italiana Allenatori, guidata da Renzo Ulivieri, ha chiesto con forza la sospensione di Israele dalle competizioni, sostenendo che “davanti ai bambini morti e ai giornalisti uccisi, dovremmo opporci e gridare tutti”. Dal governo, però, sono arrivate solo parole fredde e di fastidio. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha tracciato una linea di separazione tra Russia e Israele, sostenendo che Mosca meritava l’esclusione perché “più aggressiva e cruenta”. Un’affermazione che stride con i dati: oltre 60mila palestinesi uccisi, un popolo affamato e privato degli aiuti umanitari.

Anche a livello internazionale il doppio standard è evidente. Come ricordato dal presidente UEFA Aleksander Čeferin, la Russia fu espulsa dalle competizioni in pochi giorni, sotto fortissima pressione politica. Israele invece resta in campo perché, al di là dell’opinione pubblica, la politica europea ha scelto di voltarsi dall’altra parte. La piazza di oggi, però, ha mandato un messaggio chiaro: non si può continuare a giocare con chi commette un genocidio.
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