«I sionisti non sono i benvenuti», il poster affisso su un'edicola dismessa a Napoli
Sulle serrande di un’edicola dismessa nel centro di Napoli è apparsa la scritta «Zionists not welcome», stampata grande poster impaginato come una finta prima pagina di giornale. L’iniziativa è parte del progetto artistico-editoriale “Liberi Edizioni”, nato per riportare le edicole dismesse a essere luoghi di comunicazione pubblica. L’affissione è arrivata dopo il sit-in di solidarietà con Nives Monda, ristoratrice della Taverna Santa Chiara, protagonista di una lite con una turista israeliana.
Secondo Monda, la lite sarebbe nata dopo un commento della turista israeliana che elogiava Israele; la ristoratrice sarebbe intervenuta ricordando le accuse internazionali contro lo Stato israeliano. La turista avrebbe reagito accusandola di antisemitismo. La versione della turista, invece, parla di una “aggressione verbale improvvisa” da parte della ristoratrice, mentre lei stava parlando solo degli aspetti turistici del proprio Paese. Nel frattempo, la Procura di Napoli ha chiesto l'archiviazione della denuncia presentata dalla coppia di turisti contro la ristoratrice: il pm non ha ravvisato elementi per procedere nell'indagine per discriminazione e antisemitismo.
Nei giorni successivi, altri esercenti della zona hanno affisso adesivi con la stessa scritta del poster. Durante il presidio sotto Palazzo San Giacomo, sono stati distribuiti volantini che criticano la «narrazione distorta» di alcuni media sulla guerra in Medio Oriente. Al termine del sit-in, il sindaco Gaetano Manfredi ha incontrato Monda, la vicesindaca Lieto, l’assessora Armato, alcuni consiglieri e rappresentanti della società civile. Ma secondo la ristoratrice, l’incontro è stato una «grande occasione sprecata».
Monda ha apprezzato il confronto aperto e gli interventi della Comunità Palestinese Campania, del Comitato Unior per la Palestina e del Centro Culturale Handala Ali, ma ha criticato duramente il comunicato diffuso dal Comune: «Parole troppo generiche, nessun impegno chiaro. La solidarietà pubblica offerta ai turisti e non a noi ha rappresentato un accreditamento per loro e un danno per noi, che viviamo e lavoriamo in questa città».