Milano, attivisti cospargono di "sangue" il consolato egiziano

Nel tardo pomeriggio del 5 agosto, dieci attivisti dei movimenti Palestina Libera e Ultima Generazione hanno imbrattato con vernice rossa l’ingresso del consolato egiziano di Milano. Poi hanno esposto uno striscione con scritto «Break the siege» e affisso alle grate dell’edificio le immagini di alcune delle vittime palestinesi uccise durante gli attacchi israeliani.

L’azione chiede l’immediata apertura del valico di Rafah (unico corridoio possibile per l’ingresso di aiuti umanitari) bloccato quasi del tutto dalle autorità egiziane, salvo rare eccezioni per chi può permettersi le tangenti documentate da Human Rights Watch. Intanto a Gaza si muore per ferite curabili, per fame, per mancanza di antibiotici.

«Sono una madre, non posso distogliere lo sguardo da un genocidio trasmesso in diretta. È nostro dovere obbligare i nostri governi a non chiudere gli occhi», ha dichiarato Rachele, una delle partecipanti.

Ma la protesta non si ferma al valico: denuncia anche le complicità europee e italiane con l’occupazione, come gli accordi tra Carrefour e aziende israeliane nei territori occupati, o la presenza nei nostri supermercati di prodotti agricoli provenienti da terre illegalmente sottratte alla Palestina. Da mesi Ultima Generazione invita al boicottaggio della grande distribuzione.

L’azione arriva il giorno dopo l’annuncio dell’imminente invasione via terra della Striscia di Gaza e della proposta di legge della Lega che vorrebbe punire penalmente chi critica il governo israeliano.
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