Proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne colpito a Rogoredo il 26 gennaio da un proiettile esploso da un assistente capo della Polizia, che oggi risulta indagato per omicidio. Oltre a lui, risultano indagati anche quattro colleghi presenti sulla scena, per i quali i magistrati ipotizzano favoreggiamento e omissione di soccorso. Gli agenti, sentiti dagli investigatori, hanno sostenuto tramite i difensori la «totale estraneità ai fatti».

Uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda il lasso di tempo di 23 minuti tra lo sparo e la chiamata ai soccorsi, ricostruito anche grazie alle telefonate ricevute dalla vittima poco prima di morire. Gli accertamenti si concentrano inoltre sulla pistola soft air trovata accanto al corpo del giovane. Secondo gli inquirenti l’arma potrebbe essere stata collocata solo in un secondo momento per sostenere la versione difensiva del poliziotto, che ha dichiarato di aver reagito a un’arma che gli sarebbe stata «puntata addosso». 

Nel fascicolo sono confluite anche informazioni su possibili contrasti pregressi tra l’agente e la vittima e su presunte condotte del poliziotto in contesti legati allo spaccio, tra cui il racconto di una fonte secondo cui sarebbero state avanzate richieste di denaro - «alcune migliaia di euro» - a soggetti interessati a operare in determinate zone della città. Circostanze su cui la Procura sta cercando riscontri.

L’indagine sulla morte di Mansouri si colloca in un contesto più ampio che nelle ultime settimane ha riportato l’attenzione sul clima operativo in alcuni reparti delle forze dell’ordine milanesi. In parallelo procede infatti il procedimento sulla morte del giovane Ramy Elgaml, morto il 24 novembre 2024 durante un inseguimento dei carabinieri dopo non essersi fermato a un alt.

Per quella vicenda risultano indagati a vario titolo sette militari dell’Arma. Tra gli atti acquisiti figurano anche numerose chat tra carabinieri coinvolti o in contatto con loro nelle ore successive ai fatti: conversazioni diffuse dal quotidiano Domani che contengono anche espressioni cariche di odio nei confronti della vittima. Gli autori di quei messaggi non risultano indagati, ma il materiale è stato acquisito per delineare il contesto relazionale.