L'Intelligenza Artificiale consuma anche il territorio
di Tommaso ProverbioL’intelligenza artificiale non vive nel cloud, ma sul territorio. Sempre più spesso si tratta del nostro territorio. Tra Milano e Pavia sta prendendo forma un vero e proprio distretto dei data center: enormi infrastrutture che rendono possibili ChatGPT, i generatori di immagini e gran parte dei servizi digitali che usiamo ogni giorno. Il problema non però non è la tecnologia in sé, ma è come stiamo decidendo di costruirla.
Ogni interazione con l’AI ha un costo materiale: acqua, energia, suolo. Dietro una semplice richiesta c’è una rete di server che deve essere alimentata e raffreddata continuamente. Secondo uno studio pubblicato su Nature Sustainability, entro il 2030 i server dedicati all’intelligenza artificiale negli Stati Uniti potrebbero consumare fino a 1.100 milioni di metri cubi d’acqua all’anno e utilizzare una quantità di elettricità superiore alla metà del consumo annuale di un Paese come l’Italia.
Nel frattempo, in Lombardia la corsa ai data center sta accelerando. Alcuni progetti in costruzione a sud di Milano potrebbero arrivare a consumare quanto un’intera città come Bologna. Per questo molti comitati e movimenti dal basso stanno organizzando presidi, assemblee pubbliche e petizioni, chiedendo di costruire queste infrastrutture nelle aree industriali già esistenti invece che sacrificare nuovi terreni agricoli. Nel dibattito è intervenuto anche Sam Altman, fondatore di ChatGPT, sostenendo che addestrare un modello di AI richiede molta energia, ma che anche “addestrare un essere umano” ne richiede.
Un paragone che però ha sollevato diverse critiche. Per ora se ne parla ancora troppo poco. Tra le poche inchieste sul tema c’è stata “Data center. La fabbrica dell’AI” realizzata da Presa Diretta. Ma è una discussione che riguarda tutti noi, perché la trasformazione è già iniziata. E ignorarla oggi potrebbe significare accorgersene quando sarà troppo tardi.
02:28
Ogni interazione con l’AI ha un costo materiale: acqua, energia, suolo. Dietro una semplice richiesta c’è una rete di server che deve essere alimentata e raffreddata continuamente. Secondo uno studio pubblicato su Nature Sustainability, entro il 2030 i server dedicati all’intelligenza artificiale negli Stati Uniti potrebbero consumare fino a 1.100 milioni di metri cubi d’acqua all’anno e utilizzare una quantità di elettricità superiore alla metà del consumo annuale di un Paese come l’Italia.
Nel frattempo, in Lombardia la corsa ai data center sta accelerando. Alcuni progetti in costruzione a sud di Milano potrebbero arrivare a consumare quanto un’intera città come Bologna. Per questo molti comitati e movimenti dal basso stanno organizzando presidi, assemblee pubbliche e petizioni, chiedendo di costruire queste infrastrutture nelle aree industriali già esistenti invece che sacrificare nuovi terreni agricoli. Nel dibattito è intervenuto anche Sam Altman, fondatore di ChatGPT, sostenendo che addestrare un modello di AI richiede molta energia, ma che anche “addestrare un essere umano” ne richiede.
Un paragone che però ha sollevato diverse critiche. Per ora se ne parla ancora troppo poco. Tra le poche inchieste sul tema c’è stata “Data center. La fabbrica dell’AI” realizzata da Presa Diretta. Ma è una discussione che riguarda tutti noi, perché la trasformazione è già iniziata. E ignorarla oggi potrebbe significare accorgersene quando sarà troppo tardi.