AI Act: cosa cambia dal 2 agosto
di Davide TragliaSui social circolano sempre più contenuti generati con l’intelligenza artificiale. Alcuni sono palesemente falsi, altri quasi indistinguibili dalla realtà. A diffonderli possono essere utenti che sperimentano per gioco, ma anche profili organizzati che producono video in serie per ottenere visualizzazioni e guadagni. Li usano aziende, creator, politici e partiti per alimentare paure, orientare il dibattito o costruire propaganda. Il risultato è che guardare un video non basta più per sapere se ciò che mostra sia accaduto davvero.
Per provare a rendere più riconoscibili questi contenuti, dal 2 agosto diventano applicabili nell’Unione europea gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act, il primo regolamento organico al mondo sull’intelligenza artificiale.
Chi interagisce con un chatbot dovrà essere informato che dall’altra parte non c’è una persona, salvo che sia già evidente. I deepfake, cioè immagini, audio e video manipolati dall’AI per far apparire reali persone o fatti mai avvenuti, dovranno essere segnalati chiaramente. Obblighi simili riguarderanno anche alcuni testi generati dall’intelligenza artificiale e diffusi per informare il pubblico su questioni di interesse generale.
Le aziende che sviluppano sistemi capaci di generare immagini, audio, video o testi dovranno inoltre adottare soluzioni tecniche che permettano di riconoscere i contenuti sintetici, attraverso marcature leggibili dalle macchine e strumenti che ne facilitino l’identificazione. L’obiettivo è creare una traccia che accompagni il contenuto anche quando viene ricondiviso.
È un passo necessario, ma non sufficiente, perché un’etichetta può essere rimossa o ignorata, ma soprattutto perché la tecnologia corre velocissima. Accanto alle regole serve quindi educazione tecnologica: verificare la fonte, il profilo che pubblica e il contesto prima di credere e condividere. Il rischio non è soltanto che l’AI diventi sempre più brava a costruire il falso, ma che noi diventiamo sempre più disposti a crederle.
Fonte: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689
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Per provare a rendere più riconoscibili questi contenuti, dal 2 agosto diventano applicabili nell’Unione europea gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act, il primo regolamento organico al mondo sull’intelligenza artificiale.
Chi interagisce con un chatbot dovrà essere informato che dall’altra parte non c’è una persona, salvo che sia già evidente. I deepfake, cioè immagini, audio e video manipolati dall’AI per far apparire reali persone o fatti mai avvenuti, dovranno essere segnalati chiaramente. Obblighi simili riguarderanno anche alcuni testi generati dall’intelligenza artificiale e diffusi per informare il pubblico su questioni di interesse generale.
Le aziende che sviluppano sistemi capaci di generare immagini, audio, video o testi dovranno inoltre adottare soluzioni tecniche che permettano di riconoscere i contenuti sintetici, attraverso marcature leggibili dalle macchine e strumenti che ne facilitino l’identificazione. L’obiettivo è creare una traccia che accompagni il contenuto anche quando viene ricondiviso.
È un passo necessario, ma non sufficiente, perché un’etichetta può essere rimossa o ignorata, ma soprattutto perché la tecnologia corre velocissima. Accanto alle regole serve quindi educazione tecnologica: verificare la fonte, il profilo che pubblica e il contesto prima di credere e condividere. Il rischio non è soltanto che l’AI diventi sempre più brava a costruire il falso, ma che noi diventiamo sempre più disposti a crederle.
Fonte: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689