Sabato mattina, a Milano, una ragazza sul tram 15, che va da piazza Duomo a Rozzano, ha notato sullo schermo del telefono del suo vicino, un autista di ATM in divisa, alcuni fotogrammi delle telecamere di sorveglianza installate a bordo del mezzo pubblico. Le immagini, condivise in una chat chiamata “Ticinese Staff” erano tutte di donne ed erano accompagnate da commenti osceni. Il caso è diventato pubblico grazie alla scrittrice Carlotta Vagnoli, che lo ha raccontato prima nella sua newsletter Rassegna Stanca e poi sui social. Dopo il gruppo “Mia moglie” e il sito “Phica.net”, un altro caso di corpi ripresi a loro insaputa, smistati tra colleghi e commentati. Nel frattempo ATM ha aperto un'indagine interna.

La raccomandazione che ci viene ripetuta da sempre è quella di stare vicino al conducente del bus o del tram per sentirsi al sicuro da molestie e insulti. Assurdo, quindi, che una tecnologia, come quella di videosorveglianza, che dovrebbe renderci più sicure, finisca per diventare l’ennesimo mezzo per molestarci e umiliarci. Ma se ci pensiamo bene, non è così sorprendente. Basta pensare alla quantità di donne e persone minorenni spogliate con l’uso dell’IA che gli utenti di X si sono impegnate a creare e diffondere, in nome della libertà di espressione. Come ha detto a Wired Jenny Paita, esperta di cyber intelligence, «Creare contenuti pornografici a partire da foto reali non è mai stato così semplice. Non è più un problema di nicchia, ma un fenomeno industriale e di massa». Insomma, date un’AI a un uomo e molto probabilmente la userà per spogliare donne e ragazze.

Eppure, i modi per usare la tecnologia in modo consapevole ed etico ci sono. Come AfroféminasGpt, uno strumento di intelligenza artificiale nato nel 2025 che prova a immaginare un utilizzo diverso dell’IA, aprendo a uno sguardo di comunità. Perché, come dice la sua creatrice, «l’intelligenza artificiale è un luogo in cui la tecnologia non sostituisce la consapevolezza politica che ci costruiamo nel mondo».