L’invasione dei testi AI sta omologando la voce dei social
di Vincenzo LigrestiCiclicamente, più o meno ogni paio di anni, esce qualche articolo che sentenzia la morte dei social: è successo quando Instagram è diventato il nuovo Facebook, TikTok il nuovo Instagram, quando gli utenti hanno smesso di pubblicare per limitarsi a guardare i creator, e così via. Eppure, puntualmente, i social restano vivi, più di prima, perché, per quanto sosteniamo di odiarli, continuiamo ad avere sempre più fame di contenuti.
Quello che è cambiato, semmai, è il modo in cui i social vengono riempiti. Una parte crescente dei contenuti finisce per alimentare una discarica di AI slop: post, caroselli e script che ripetono le stesse frasi fatte, gli stessi toni asciutti, perentori, retorici, compiacenti. Intendiamoci: non è una critica all’utilizzo dell’AI testuale in sé - che è il futuro come lo sono stati stampa, tv, internet - ma all’attuale e generalizzato copia-incolla forsennato. A tal proposito, un'analisi Pangram, basata su oltre un milione di post, ha rilevato che il 13,8% risulta completamente generato dall'AI e che la percentuale sale a un 1 su 4 (25,7%) per i testi di oltre 250 parole.
Naturalmente il dibattito è in corso: tool a parte, distinguere un testo da uno generato con l'AI è (a volte) complesso. Non basta individuare trattini lunghi, qualche "tuttavia" o la classica "regola del tre". Ma, al di là della singola paternità dei post, la paura è che, come nota il Guardian, “l'uso massiccio” si traduca nella “tendenza ad appiattire il linguaggio” fino a renderlo “una sorta di poltiglia”.
L’impressione, al momento, è che la confusione sia in agguato: stiamo vivendo un periodo di sperimentazione, in cui alcuni prendono le misure e ad altri non interessa. Eppure, ogni volta che mi imbatto in una gallery Instagram costruita attorno all’amatissima formulazione "Non è X, ma è Y" dell'intelligenza artificiale (esempio: "L’amore non è passione. Ma è cura. Costanza. Impegno."), mi ritrovo a rimpiangere quando internet era un posto pieno di voci, non per forza originali, ma che perlomeno avevano qualcosa da dire, con parole proprie e manciate di proposizioni subordinate. Che mestizia, l’attacco dei cloni nei nostri feed.