Se l’AI è pericolosa come la bomba atomica servono regole
di Samuele MaccoliniAll’inizio del XXI secolo l’AI è diventata il principale timore per la fine dell’umanità. Nei giorni scorsi un ex ricercatore di Anthropic e OpenAI, Jacob Coxon, si è dimesso denunciando l’irresponsabilità delle aziende tecnologiche. Stanno «giocando d'azzardo» con il futuro dell'umanità, ha scritto in un post, aggiungendo che «non è una mossa di marketing. Nessun'altra attività umana comporta un tale livello di pericolo».
Geoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica e tra i ricercatori che hanno contribuito maggiormente allo sviluppo dell’AI, ritiene non irragionevole che sistemi estremamente avanzati e non regolati possano causare l’estinzione dell’umanità. Interpellato dalla BBC, ha detto che «nessun Paese vuole che l’IA prenda il controllo al posto degli esseri umani». «Troveranno certamente un’intesa. La domanda è se riusciranno a farlo abbastanza in fretta».
Il ‘900 è stato segnato dalla paura dell’apocalisse nucleare. Una minaccia che siamo stati costretti a gestire con un’attenta diplomazia internazionale. Tra mille crisi, il sistema continua a reggere anche oggi. Perché non applicarlo di nuovo? La proposta arriva dal CEO di Anthropic, Dario Amodei, che sabato ha diffuso una proposta strutturata per regolare lo sviluppo dell’AI. Per la gestione della diplomazia internazionale immagina dei negoziati tra Stati Uniti e Cina (il Paese con capacità più avanzate in questo campo) simili a quelli con l’Unione Sovietica durante la Guerra fredda per limitare la corsa agli armamenti nucleari.
Anthropic si presenta da tempo come azienda attenta all’etica nel campo dell’AI, attirandosi anche critiche di opportunismo. Altman (OpenAI), Musk e altri imprenditori statunitensi sostengono la posizione di Amodei. Che siano in malafede o no, ne abbiamo bisogno. Trump ha respinto l’appello a “rallentare”. Si è detto contento che gli USA mantengano una posizione dominante nel settore insieme alla Cina: «perché chiunque vinca nell’AI, vince». È inquietante che il futuro del pianeta sia in mano a una manciata di aziende private. Amaro constatare che sono diventate il contrappeso a una politica che non pensa al bene comune. E dell’umanità.