Per anni abbiamo pensato ai data center come a edifici invisibili: luoghi tecnici, lontani dalla vita quotidiana e apparentemente separati dai territori in cui sorgono. Oggi non è più così. Mentre l’intelligenza artificiale accelera e aumenta la domanda di infrastrutture capaci di gestire enormi quantità di dati, cresce anche il numero di comunità che chiedono di poter decidere dove costruire questi impianti, quale impatto avranno sul territorio e chi dovrà sostenerne i costi.

La richiesta che arriva dai movimenti locali è sempre la stessa: prima le norme, poi l’espansione. Secondo Data Center Watch, solo nei primi tre mesi del 2026 negli Stati Uniti sono stati bloccati 75 nuovi progetti di data center, per un valore complessivo di circa 130 miliardi di dollari. Nello stesso periodo i gruppi locali contrari alla costruzione di nuovi data center sono raddoppiati, arrivando a oltre 800 organizzazioni nel Paese. Non si tratta soltanto di proteste simboliche: alcune comunità hanno già ottenuto risultati concreti. In Wisconsin è stato approvato il primo referendum che limita gli incentivi pubblici destinati ai data center. Nello Stato di New York, invece, è stata votata una moratoria di un anno per fermare nuove autorizzazioni e consentire la definizione di regole più chiare.

La mobilitazione non riguarda soltanto gli Stati Uniti. In Scozia oltre 10.000 persone hanno firmato una petizione contro un enorme data center che, secondo i comitati locali, potrebbe arrivare a consumare energia pari a circa la metà delle abitazioni scozzesi. Nei Paesi Bassi, invece, la mobilitazione dei cittadini ha contribuito a fermare un maxi data center previsto da Meta. Dagli Stati Uniti all’Europa, il tema è ormai entrato nel dibattito pubblico: cittadini e amministrazioni chiedono maggiore trasparenza, regole più severe e un diverso equilibrio tra sviluppo tecnologico e interesse pubblico. La domanda, infatti, non è se abbiamo bisogno dei data center. La vera questione è un’altra: chi decide come costruirli, dove costruirli e chi paga il loro impatto ambientale, energetico e sociale?

È proprio da questa domanda che parte la nuova uscita di Out Of Feed, dedicata al prezzo nascosto dell’intelligenza artificiale. Abbiamo raccolto dati, mappe, inchieste e studi per raccontare ciò che spesso rimane fuori dal dibattito pubblico: il consumo di energia, acqua e suolo, la sovranità digitale e le trasformazioni che l’IA sta già producendo sui territori. Perché dietro la crescita dell’intelligenza artificiale non ci sono soltanto algoritmi e innovazione tecnologica, ma anche infrastrutture fisiche che modificano i luoghi in cui vengono costruite. E sempre più comunità stanno chiedendo di poter partecipare alle decisioni che riguardano il loro futuro. Puoi leggere la newsletter, iscriverti e recuperare le puntate precedenti qui.