Barbero spiega le ragioni del "no" al referendum sulla giustizia
Lo storico Alessandro Barbero è intervenuto nel dibattito sul referendum sulla separazione delle carriere, spiegando le ragioni del suo voto contrario. In un video di quattro minuti e mezzo, inviato al comitato «Società civile per il no» guidato da Giovanni Bachelet e pubblicato su YouTube, Barbero ha elencato le principali criticità della riforma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Al centro della sua posizione ha posto il sorteggio dei membri togati e l’indebolimento del Consiglio superiore della magistratura. «Membri togati estratti a sorte, mentre l’esecutivo continuerà a scegliere i suoi: il peso della politica sarà superiore», ha osservato lo storico, richiamando i rischi per l’indipendenza della magistratura e per le garanzie dei cittadini.
Con toni pacati, Barbero ha precisato che la separazione delle carriere esiste già e che il nodo centrale della riforma riguarda la trasformazione del Csm e l’istituzione di nuovi organi disciplinari. «Il cittadino non sarà più sicuro davanti a magistrati che possono essere minacciati dalla politica», ha affermato, annunciando la sua decisione di votare no.
La sua presa di posizione si è aggiunta a quella di numerosi intellettuali e artisti contrari alla riforma e ha suscitato le prime reazioni nel fronte favorevole, riaprendo il confronto politico attorno al quesito referendario.
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Al centro della sua posizione ha posto il sorteggio dei membri togati e l’indebolimento del Consiglio superiore della magistratura. «Membri togati estratti a sorte, mentre l’esecutivo continuerà a scegliere i suoi: il peso della politica sarà superiore», ha osservato lo storico, richiamando i rischi per l’indipendenza della magistratura e per le garanzie dei cittadini.
Con toni pacati, Barbero ha precisato che la separazione delle carriere esiste già e che il nodo centrale della riforma riguarda la trasformazione del Csm e l’istituzione di nuovi organi disciplinari. «Il cittadino non sarà più sicuro davanti a magistrati che possono essere minacciati dalla politica», ha affermato, annunciando la sua decisione di votare no.
La sua presa di posizione si è aggiunta a quella di numerosi intellettuali e artisti contrari alla riforma e ha suscitato le prime reazioni nel fronte favorevole, riaprendo il confronto politico attorno al quesito referendario.