Giorgia Meloni è già in campagna elettorale
di Davide TragliaNel discorso in Parlamento Giorgia Meloni ha toccato diversi temi: lavoro, evasione fiscale, immigrazione, sanità e sicurezza. Abbiamo selezionato alcune delle affermazioni più importanti per capire se reggono alla prova dei numeri.
«Abbiamo ridotto gli sbarchi e le morti nel Mediterraneo»
Secondo la premier Giorgia Meloni, le politiche del governo avrebbero ridotto sia gli arrivi sia le vittime in mare. I dati raccontano però una realtà più complessa. Gli sbarchi sono diminuiti, anche se nei primi anni del governo Meloni avevano raggiunto livelli molto alti, con forti aumenti rispetto al periodo precedente. Inoltre, il numero dei rimpatri è cresciuto ma resta ancora inferiore ai livelli registrati prima della pandemia. Il rapporto tra arrivi e morti rivendicato dal governo, inoltre, non è diretto. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nei primi tre mesi del 2026 sono morte almeno 750 persone nel Mediterraneo, circa il 150% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante gli sbarchi siano quasi dimezzati. Le morti dipendono da molti fattori: rotte più pericolose, condizioni meteo e soprattutto la mancanza di un sistema di soccorso coordinato.
«Il tasso di disoccupazione è ai minimi storici»
A marzo 2026 il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%. Il dato, però, non racconta tutta la realtà del mercato del lavoro.
Da gennaio, è cresciuto di molto il numero degli inattivi, cioè persone che non lavorano o non cercano un impiego: +35mila, soprattutto donne. Gli inattivi sono circa il 34% della popolazione in età lavorativa, una delle quote più alte d’Europa. Questo significa che milioni di italiani restano fuori dal mercato del lavoro.
«Con questo governo è aumentato il lavoro stabile e diminuito il precariato»
L’aumento dei contratti stabili (circa 1,1 milioni in più dall’inizio della legislatura) va contestualizzato: riguarda soprattutto gli over 50, che restano più a lungo al lavoro anche per effetto delle riforme pensionistiche. La crescita dell’occupazione, inoltre, è una tendenza iniziata già prima dell’arrivo del governo.
«In tre anni abbiamo recuperato oltre 100 miliardi di euro dall’evasione fiscale»
Gran parte dei risultati rivendicati dipende da strumenti di digitalizzazione introdotti negli anni precedenti, come fatturazione elettronica e controlli automatici.Il governo ha ampliato la flat tax e ridotto il cuneo fiscale per i dipendenti, ma su lavoratori e pensionati ha pesato il fiscal drag, l’aumento delle tasse legato all’inflazione. Il risultato è che nel 2025 la pressione fiscale è salita al 43,1% del PIL, il livello più alto degli ultimi undici anni.
«Abbiamo portato il fondo sanitario al livello più alto di sempre»
Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale arriverà a 143 miliardi di euro nel 2026, un valore record in termini assoluti. Questo dato, tuttavia, non tiene conto dell’inflazione e della crescita dell’economia. Se si guarda al rapporto tra spesa sanitaria e PIL, la quota destinata alla sanità è leggermente diminuita negli ultimi anni.
Il decreto Caivano e la retorica dell’emergenza
Nel suo intervento Meloni ha difeso il decreto Caivano, presentandolo come una risposta necessaria alla criminalità minorile. I dati raccontano però un quadro diverso. Secondo il rapporto dell’associazione Antigone, il tasso di denunce contro minorenni in Italia è 363 ogni 100 mila abitanti, quasi la metà della media europea. Dopo il decreto, però, la risposta penale è diventata più dura. Le presenze negli istituti penali minorili sono cresciute di oltre il 30% tra 2023 e 2024. Non perché i reati siano esplosi, ma perché è cambiato l’approccio della giustizia minorile: più custodia cautelare e maggiore ricorso al carcere.