Chi controlla gli avatar AI in politica?
di Davide TragliaNegli ultimi mesi, sui social sono spuntati content creator generati con l’intelligenza artificiale che intervengono su politica e attualità. Tra i primi casi c’è Cittadino Zero, un profilo che si definisce “il primo avatar che difende i valori dell’Occidente”. Nei suoi video affronta temi come immigrazione, giustizia e libertà di espressione, con toni spesso critici verso la cosiddetta cultura woke, posizioni favorevoli al governo e attacchi alla sinistra.
Del progetto, però, si sa ancora poco. Il profilo è stato aperto da meno di un anno ed è riuscito a raggiungere quasi 38mila follower. Uno degli ultimi video, contro “le sinistre europee” che “esultano per la vittoria di Magyar in Ungheria”, ha superato le 300mila visualizzazioni. Si sa anche che si è speso molto sul tema del referendum, con video e post a sostegno del sì. In uno di questi, Cittadino Zero consiglia persino il libro Una nuova giustizia del ministro della Giustizia Carlo Nordio, precisando però che “non è un contenuto sponsorizzato (...). È semplicemente un libro che l’editore Guerini e Associati mi ha inviato con la libertà di parlarne ai miei follower”. Resta però ignoto chi ci sia realmente dietro l’avatar, chi produca i contenuti e con quali risorse venga sostenuto un progetto che, per essere curato, richiede tempo e investimenti.
Cittadino Zero non è un caso isolato. Nelle ultime settimane, Matteo Renzi ha presentato l’avatar Margherita, “un avatar digitale per un’Italia più giusta”, mentre di recente, in Albania, il governo di Edi Rama ha lanciato Diella, una portavoce virtuale incaricata di spiegare politiche pubbliche.
Questa evoluzione solleva però degli interrogativi. Anzitutto, la trasparenza: spesso non è chiaro chi gestisca progetti simili, né se siano davvero spontanei. Il rischio è l’espansione di forme di propaganda automatizzata e la produzione su larga scala di messaggi politici, senza una responsabilità facilmente identificabile. Non è una questione marginale, perché quando diventa difficile distinguere chi fa divulgazione online, non è in gioco solo la qualità dell’informazione, ma anche il nostro modo di abitare lo spazio digitale.
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Del progetto, però, si sa ancora poco. Il profilo è stato aperto da meno di un anno ed è riuscito a raggiungere quasi 38mila follower. Uno degli ultimi video, contro “le sinistre europee” che “esultano per la vittoria di Magyar in Ungheria”, ha superato le 300mila visualizzazioni. Si sa anche che si è speso molto sul tema del referendum, con video e post a sostegno del sì. In uno di questi, Cittadino Zero consiglia persino il libro Una nuova giustizia del ministro della Giustizia Carlo Nordio, precisando però che “non è un contenuto sponsorizzato (...). È semplicemente un libro che l’editore Guerini e Associati mi ha inviato con la libertà di parlarne ai miei follower”. Resta però ignoto chi ci sia realmente dietro l’avatar, chi produca i contenuti e con quali risorse venga sostenuto un progetto che, per essere curato, richiede tempo e investimenti.
Cittadino Zero non è un caso isolato. Nelle ultime settimane, Matteo Renzi ha presentato l’avatar Margherita, “un avatar digitale per un’Italia più giusta”, mentre di recente, in Albania, il governo di Edi Rama ha lanciato Diella, una portavoce virtuale incaricata di spiegare politiche pubbliche.
Questa evoluzione solleva però degli interrogativi. Anzitutto, la trasparenza: spesso non è chiaro chi gestisca progetti simili, né se siano davvero spontanei. Il rischio è l’espansione di forme di propaganda automatizzata e la produzione su larga scala di messaggi politici, senza una responsabilità facilmente identificabile. Non è una questione marginale, perché quando diventa difficile distinguere chi fa divulgazione online, non è in gioco solo la qualità dell’informazione, ma anche il nostro modo di abitare lo spazio digitale.