Vogliono rubarci il Natale?

Come ogni anno, politici, media e influencer conservatori hanno rilanciato l’allarme del presepe sabotato, delle tradizioni cristiane sotto attacco e di qualcuno che vorrebbe “rubarci il Natale”. Una narrazione che si ripresenta puntuale, identica a se stessa. Questa volta il caso nasce a Bruxelles, dove un’installazione della Natività utilizza figure senza volto, fatte di stoffa, per invitare alla contemplazione e permettere a chiunque di immedesimarsi nella scena. Lo ha spiegato chiaramente il decano Benoit Lobet, ma è bastato poco perché la destra gridasse al “presepe woke” e all’“insulto alla cristianità”.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Da anni il Natale diventa terreno di scontro politico: presunte censure, presepi “proibiti”, simboli “snaturati”. Prima Bruxelles, poi la notizia – subito smentita – che la sindaca di Genova Silvia Salis avrebbe rimosso il presepe dal Comune, fino alla storia della scuola che avrebbe cambiato il testo di Jingle Bells per togliere un riferimento a Gesù. Notizie decontestualizzate, semplificate o addirittura false, pronte per essere usate come prova del tentativo di “espellere Cristo dal Natale”.

È una strategia retorica precisa: costruire un’emergenza culturale dove non esiste, trasformare simboli religiosi in marcatori identitari, rimarcare la cristianità come terreno politico. Non sorprende che già nel 2017 Giorgia Meloni avesse lanciato una campagna per “rilanciare il presepe” e che anni dopo FdI avesse persino proposto una legge per renderlo obbligatorio nelle scuole.

Negli ultimi giorni, infatti, gli esponenti del governo hanno anche iniziato a esibire con entusiasmo la propria devozione: dalla premier che annuncia un fioretto rinunciando all’alcol fino a Natale, ai comizi di Matteo Salvini sulla difesa del presepe e del Natale dalla “minaccia islamica”, fino al presepe nello zaino esibito da Roberto Vannacci. Tutti richiami che presentano la tradizione come un baluardo contro un generico “pericolo esterno”.

La verità è che nessuno vuole abolire presepi, canti natalizi o Gesù Bambino. Esiste, semmai, la volontà di usare il Natale come campo di battaglia simbolico, svuotandone i significati spirituali per riempirli di propaganda e risentimento. Una guerra immaginaria che serve solo a fare rumore, distogliendo lo sguardo da ciò che davvero meriterebbe attenzione.
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