Per il ministro Tajani in Italia «l’imputato è considerato colpevole»
Nel corso della trasmissione «Cinque Minuti», condotta da Bruno Vespa su Rai 1, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sostenuto che l’attuale ordinamento giudiziario sarebbe «quello voluto dal fascismo», aggiungendo che si tratterebbe di «un processo dove l’imputato è considerato colpevole». Per superare questo impianto, secondo il ministro, sarebbe necessario votare «Sì» al referendum sulla riforma della giustizia.
L’affermazione del ministro in realtà contrasta con quanto previsto dalla Costituzione italiana: l’articolo 27 stabilisce infatti che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva», principio cardine dello stato di diritto e della presunzione di innocenza. Nel sistema penale vigente, l’onere della prova ricade sull’accusa, chiamata a dimostrare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
Nel corso dell’intervista televisiva, le dichiarazioni del ministro non sono state oggetto di rilievi o puntualizzazioni in diretta. L’episodio si inserisce in un contesto più ampio legato alla copertura mediatica della campagna referendaria. Nella giornata di ieri, in apertura dell’edizione delle 20.30 del Tg1, è andata in onda un’intervista alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a sostegno delle ragioni del «Sì», senza contraddittorio su una rete del servizio pubblico.
Sul tema è intervenuta anche l’Agcom, che ha disposto ordini di riequilibrio nei confronti delle emittenti Nove e Rete 4, rilevando una sproporzione nei tempi dedicati alle diverse posizioni, con una sottorappresentazione del «no». Le emittenti dovranno adeguarsi entro il 20 marzo, ultimo giorno di campagna elettorale, pena sanzioni.
Negli ultimi giorni la campagna elettorale sul referendum ha cambiato passo, non solo nei toni – sempre più accesi – ma anche nelle modalità. Gli esponenti della maggioranza stanno presidiando ogni canale, dalla televisione generalista ai social, fino alle piattaforme più seguite dalle nuove generazioni, per sostenere le ragioni del «Sì». Proprio oggi alle 13.00 è prevista la diffusione dell’intervista concessa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Fedez e Mr. Marra nel podcast «Pulp».
Ma questa accelerazione non nasce nel vuoto: si inserisce in una fase segnata anche da uscite controverse da parte di esponenti della maggioranza. L’ultima, in ordine di tempo, riguarda il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Durante la trasmissione «Cinque Minuti», condotta da Bruno Vespa, Tajani ha definito l’attuale ordinamento giudiziario «quello voluto dal fascismo», aggiungendo che si tratterebbe di «un processo dove l’imputato è considerato colpevole». Un’affermazione che contrasta con quanto previsto dalla Costituzione italiana: una gaffe (?) che in diretta non è stata smentita né puntualizzata. «Il ministro governa un Paese di cui ignora la Costituzione, ma la vuole riformare», affermano da Magistratura Democratica, corrente dell’Associazione nazionale magistrati schierata per il «No».
L’episodio si inserisce in un contesto più ampio legato alla copertura mediatica della campagna referendaria. Sul tema è intervenuta l’Agcom, che ha disposto ordini di riequilibrio nei confronti delle emittenti Nove e Rete 4, rilevando una sproporzione nei tempi dedicati alle diverse posizioni, con una sottorappresentazione del «no». Le emittenti dovranno adeguarsi entro il 20 marzo, ultimo giorno di campagna elettorale, pena sanzioni. Il richiamo dell’Autorità si aggiunge al dibattito sulla qualità dell’informazione offerta al pubblico, tra interviste prive di contraddittorio e spazi non equilibrati tra le opzioni referendarie. Un tema che torna centrale alla vigilia del voto.