L’affluenza al voto alle 23 si è attestata attorno al 46%, un dato molto alto che racconta già qualcosa di politico, prima ancora che elettorale: attorno a questo referendum si è accesa una polarizzazione fortissima, capace di mobilitare pezzi molto diversi del Paese. Secondo gli ultimi sondaggi, con un’affluenza bassa il No appariva in leggero vantaggio. Con una più alta, attorno al 50%, ci si aspettava invece un testa a testa, con il No comunque avanti di pochissimo. 

A questo punto, però, il problema è proprio che l’affluenza osservata sta uscendo dal perimetro su cui i sondaggisti avevano costruito le loro ipotesi. Se dovesse superare il 60%, come appare possibile, quelle stesse proiezioni rischiano di diventare molto meno utili. Ci sono però almeno due elementi che meritano di essere sottolineati. Il primo riguarda la geografia del voto. Le regioni storicamente “rosse”, e dunque tradizionalmente associate a un orientamento più vicino al No, sono quelle in cui la partecipazione è stata più alta. L’Emilia-Romagna alle 23 arrivava al 53,7%, con Bologna città addirittura al 58,69%. La Toscana è al 52,5%. Sono numeri significativi, che raccontano una mobilitazione intensa proprio dove il fronte del No, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere più forte. 

Il secondo elemento è politico e probabilmente resterà anche dopo il risultato. Con una partecipazione così alta, comunque vada, questo referendum lascerà un segno forte. Se vincerà il Sì, il governo potrà rivendicare una grande prova di forza. Se invece dovesse prevalere il No, il colpo politico per l’esecutivo sarebbe tanto più pesante proprio perché arriverebbe al termine di una mobilitazione ampia e difficilmente ridimensionabile. 

Il clima di incertezza si sta riflettendo anche nei prediction market. Su Polymarket, per esempio, fino a pochi giorni fa il No era in netto vantaggio. Da ieri a stamattina, invece, il Sì veniva dato fra il 67% e il 53%. Da qualche ora, invece, il No è tornato in vantaggio, con il 43% di chance che la riforma passi. Un dato schizofrenico, segno di oscillazioni molto forti e di un mercato che reagisce rapidamente a ogni segnale, senza riuscire a stabilizzarsi su uno scenario condiviso. Il motivo è legato soprattutto alla liquidità bassa: a differenza di altri eventi internazionali, dove si muovono grandi capitali, qui le puntate sono spesso di poche decine di euro. Questo rende le quote più volatili e sensibili a piccoli spostamenti.

Alla fine, però, il punto politico più importante resta un altro. Un’affluenza così alta indica che molti cittadini hanno percepito questo voto come decisivo. Che sia per sostenere la riforma della giustizia voluta dal governo o per respingerla e mandare un segnale forte all’esecutivo, indebolendolo, lo dirà il risultato. Ma una cosa è già chiara: per la prima volta dopo anni, siamo davanti a un referendum che nessuno può davvero raccontare come già scritto.