Tre aerei israeliani in Sicilia
Tre aerei militari israeliani sono atterrati nelle ultime ore nella base di Sigonella, in Sicilia. Tra questi un KC-130H dell’aeronautica israeliana, decollato dalla base di Nevatim alle 15:10 e atterrato alle 18:40, per poi ripartire in serata. Una presenza che ha subito sollevato interrogativi e accuse: secondo alcuni, i velivoli potrebbero essere stati utilizzati per operazioni di sorveglianza contro la Global Sumud Flotilla, l’iniziativa che in questi giorni attraversa il Mediterraneo con l’obiettivo di rompere il blocco di Israele a Gaza.
A puntare il dito è stato Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde: «Chiediamo immediate spiegazioni al governo su quanto accaduto. È inaccettabile che basi italiane vengano utilizzate da aerei militari di uno Stato che sta conducendo un massacro contro il popolo palestinese».
Il leader ecologista non ha escluso altre ipotesi: «Il governo deve dirci chiaramente: questi aerei sono venuti a spiare la Flotilla oppure a caricare materiale bellico? In entrambi i casi saremmo davanti a una gravissima complicità dell’Italia». Per questo, ha annunciato la presentazione di un’interpellanza urgente in Parlamento.
Il KC-130H, usato per rifornimento e trasporto, appartiene allo Squadrone 131 di Nevatim, mentre altri velivoli transitati a Sigonella sarebbero della famiglia Gulfstream Nahshon, impiegati per missioni di intelligence e sorveglianza elettronica.
L’ipotesi avanzata da Bonelli, se confermata, sarebbe di estrema gravità. Implicherebbe infatti che il governo Meloni non solo non abbia preso una posizione netta contro le dichiarazioni del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir — che nei giorni scorsi ha definito “terroristi” gli attivisti della Flotilla, fra cui diversi italiani — ma abbia anche consentito l’uso di basi italiane per operazioni militari israeliane. Se davvero i velivoli avessero avuto l’obiettivo di monitorare o intimidire la missione pacifista, Roma si troverebbe di fronte a una clamorosa resa diplomatica: complicità militare da un lato, silenzio politico dall’altro.