La sinistra riparte da Charlotte de Witte?
di Samuele MaccoliniÈ stato un weekend di grandi attenzioni per il nome più chiacchierato del centrosinistra, ormai anche a livello nazionale. Venerdì è uscita un’intervista sull’importante giornale internazionale Bloomberg a Silvia Salis, che da un anno guida Genova dopo averla strappata a 8 anni di governo del centrodestra cittadino. La sua vittoria è stata possibile a partire da un programma comune che ha unito il campo largo, dai riformisti di Italia Viva fino a Sinistra Italiana.
Sabato poi è stata la giornata del grande concerto della dj Charlotte de Witte in piazza Matteotti a Genova. Salis ha presenziato dietro alla console e ha presentato la giornata come un’attività dedicata ai giovani. L’attenzione per il futuro delle nuove generazioni è centrale nel programma di Salis, che guida la città più anziana d’Italia. L’evento ha riscontrato un grande successo (piazza stracolma) anche in termini mediatici: le foto di Salis al fianco della dj hanno centrato l’algoritmo e la sindaca per la prima volta è diventata un meme riconoscibile a livello nazionale.
Il primo passo verso la federazione del centrosinistra? Non sappiamo cosa ne penserebbe il media strategist del sindaco di New York Mamdani, primo esempio di strategie vincenti sui social, ma possiamo immaginare che Marco Agnoletti, ex spin doctor di Renzi e ora consulente di Salis sia in visibilio.
Salis dimostra di avere una comunicazione impeccabile, e non viene dal mondo della politica in senso stretto. È un’ex atleta che ha ricoperto posizioni di rilievo da dirigente del comitato olimpico nazionale (CONI). Per questi motivi oggi in molti si chiedono se sia la figura giusta per federare il centrosinistra anche a livello nazionale, una coalizione finora molto divisa ma che potrebbe unirsi su un nome “super partes” come quello di Salis. Lei ripete da tempo che non parteciperebbe a primarie di coalizione, ma si rende disponibile a fare da collante se i vari partiti decidessero di innalzarla a garante di un programma comune.
Per ora l’unica cosa certa è che sa bucare lo schermo. E nell’epoca dei social questo è un requisito necessario. Sarà sufficiente?