La sconfitta al referendum ha mostrato tutte le fragilità del governo Meloni. La premier ha detto di voler terminare il mandato, ma nelle ore post-sconfitta ha deciso di alleggerire l’esecutivo dalle figure più controverse. Nel giro di poche ore sono arrivate le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capa di gabinetto della Giustizia Giusi Bartolozzi. Con una nota ufficiale, ha poi chiesto un passo indietro anche alla ministra del Turismo Daniela Santanchè. Si tratta di una mossa inusuale, che dà la misura della profonda crisi, perché raramente un presidente del Consiglio espone così apertamente una propria ministra, trasformando una pressione interna in un atto politico pubblico.

Il caso più immediato è quello di Delmastro, figura centrale di Fratelli d’Italia e molto vicina alla premier. Al centro c’è la vicenda della Bisteccheria d’Italia, il ristorante legato alla società “Le 5 Forchette” costituita a fine 2024 insieme ad altri esponenti del partito e a una giovane socia, Miriam Caroccia.

La ragazza è la figlia di Mauro Caroccia, un imprenditore poi condannato in via definitiva per reati di mafia. L'accusa degli inquirenti era che Caroccia usasse i suoi ristoranti per riciclare soldi del clan Senese. Delmastro ha sostenuto di non sapesse di chi fosse figlia e di essersi ritirato non appena ne è venuto a conoscenza. Tuttavia sono emersi elementi che mettono in discussione questa versione. Infatti, non è chiaro come abbia conosciuto la socia, né perché abbia deciso di aprire una società con una diciottenne. Inoltre è uscita fuori una foto che lo ritrae a cena nel ristorante nell’ottobre 2023, in compagnia proprio dell’imprenditore Mauro Caroccia.

L’altro caso è quello di Giusi Bartolozzi, figura centrale nel ministero guidato da Carlo Nordio. Su di lei hanno pesato soprattutto le dichiarazioni sui magistrati definiti “plotoni di esecuzione”, che hanno segnato la campagna referendaria, oltre all’indagine della Procura di Roma per false informazioni ai magistrati nell’ambito del caso Almasri, con avviso di conclusione notificato a fine febbraio 2026. Resta invece aperto il caso di Daniela Santanchè. Qui la novità non è tanto il merito delle accuse, che da tempo accompagnano la ministra, quanto il metodo scelto da Meloni.

Nel frattempo, proprio nella mattinata è stata presentata una mozione di sfiducia alla Camera sottoscritta da tutte le forze di opposizione. La sconfitta al referendum sulla giustizia ha indebolito il governo e simbolicamente rafforzato le opposizioni, senza però scatenare un vero e proprio scontro diretto. Il centrosinistra non ha chiesto le dimissioni di Giorgia Meloni, scegliendo di usare il tempo fino alle elezioni per costruire un’alternativa.

Giuseppe Conte si è detto pronto a correre alle primarie del campo largo, aperte anche ai cittadini, come strumento per individuare il candidato più competitivo. «Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte», ha detto il presidente del M5S in una conferenza stampa a Roma. «Non primarie di qualche apparato, ma aperte anche ai cittadini. (...) Serve una discussione ampia» per «consentire loro di poter partecipare e contribuire a elaborare un progetto dove sono protagonisti».

Elly Schlein ha confermato la propria disponibilità, sottolineando l’importanza di discutere tempi e modalità insieme alle altre forze progressiste. Più cauto Avs, che ha sottolineato l’importanza di «puntare sul programma, a partire dal salario minimo». Per il centrosinistra, la sfida è trasformare il segnale elettorale e questo profondo segnale di debolezza del governo in un progetto chiaro e credibile per le Politiche, senza lasciare che la competizione interna diventi ancora una volta un autosabotaggio.