Con il decreto Sicurezza i proprietari dei negozi di cannabis rischiano di perdere il lavoro
di Davide TragliaIl recente Decreto Sicurezza, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 aprile, prevede fra le tante cose il divieto di lavorazione, commercializzazione e importazione della cannabis light, ossia quella con un contenuto di THC inferiore allo 0,5%, priva di effetti psicotropi e, quindi, non classificabile come sostanza stupefacente.
Una decisione che rischia di avere pesanti conseguenze economiche e occupazionali. Il provvedimento potrebbe portare alla chiusura di oltre 3mila imprese, per lo più guidate da giovani under 35, e alla perdita di 22mila posti di lavoro, oltre a cancellare un comparto dal valore stimato di 2 miliardi di euro all’anno.
Questa stretta normativa – che equipara di fatto la cannabis light alla marijuana ad alto contenuto di THC – arriva nonostante diverse sentenze della Cassazione e, soprattutto, in contrasto con la giurisprudenza europea. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, infatti, ha stabilito già nell’ottobre 2024 che gli Stati membri non possono imporre restrizioni alla coltivazione e commercializzazione della canapa industriale in assenza di prove scientifiche concrete che ne dimostrino un rischio per la salute pubblica. Una posizione ribadita anche in precedenza nella sentenza del novembre 2020, dove il cannabidiolo (CBD) veniva escluso dalla lista delle sostanze stupefacenti.
02:55
Una decisione che rischia di avere pesanti conseguenze economiche e occupazionali. Il provvedimento potrebbe portare alla chiusura di oltre 3mila imprese, per lo più guidate da giovani under 35, e alla perdita di 22mila posti di lavoro, oltre a cancellare un comparto dal valore stimato di 2 miliardi di euro all’anno.
Questa stretta normativa – che equipara di fatto la cannabis light alla marijuana ad alto contenuto di THC – arriva nonostante diverse sentenze della Cassazione e, soprattutto, in contrasto con la giurisprudenza europea. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, infatti, ha stabilito già nell’ottobre 2024 che gli Stati membri non possono imporre restrizioni alla coltivazione e commercializzazione della canapa industriale in assenza di prove scientifiche concrete che ne dimostrino un rischio per la salute pubblica. Una posizione ribadita anche in precedenza nella sentenza del novembre 2020, dove il cannabidiolo (CBD) veniva escluso dalla lista delle sostanze stupefacenti.